Matera, il pane e le forme dell’ospitalità

Firme abruzzesi sulla mostra (che farà tappa a Teramo) nella Capitale della cultura
TERAMO. Importante incarico per la curatrice teramana Martina Lolli, che ha allestito la mostra d’arte contemporanea “Le forme dell’ospitalità” in programma a Matera, Capitale europea 2019 della cultura, dal 10 al 24 maggio nella sede espositiva della Fondazione Sassi.
L’esposizione curata da Lolli è la sesta collettiva della rassegna “12 Windows, 12 finestre aperte verso il futuro dell’arte”, ordinata da Giancarlo Chielli, direttore dell’Accademia Belle Arti di Bari. Organizzano Fondazione Sassi e Fondazione Matera-Basilicata 2019. L'esposizione viene presentata oggi a Teramo (Cafè des Artistes, ore 11) dall’associazione Big Match, che sostiene la mostra e conta di portarla a Teramo a settembre.
Le opere – progetti grafici, pittorici, installativi – sono di Lorenzo Bartolucci (allievo Accademia Belle Arti Urbino), Veronica Billi (Accademia Bologna), Valentina Durante (Accademia Torino), Noa Pane (ex allieva Accademia Urbino), Giulia Rebonato (Accademia Torino). “Le forme dell’ospitalità” rientra nel calendario di Matera 2019 ed è parte integrante del Festival La Terra del Pane. Il pane, simbolo di accoglienza e condivisione, è la ratio di una mostra che «rimette in atto» spiega l’organizzazione «il principale processo chimico che in ogni cultura ha portato il pane alla forma dei nostri giorni: la lievitazione. Qui intesa come crescita e fermentazione, non strettamente legata al tema delle opere in rassegna, ma modus operandi dell’esposizione, modalità di attivazione di un processo sociale che si declina nelle “forme di ospitalità”». L’esposizione esprimerà l’ospitalità in 3 modi: ogni artista ospiterà un altro artista (Arianna Gentili, Tommaso Pandolfi, Paola Pane, Sara Persico, Simone Scardino) all’interno dello spazio della propria opera o del proprio spazio espositivo; il curatore ( Lolli) ospiterà un altro curatore (Valentina Tebala) offrendo parte dello spazio curatoriale; gli artisti chiederanno agli abitanti di Matera il prestito, per le due settimane della mostra, di oggetti quotidiani. «Così l’esposizione sarà luogo di narrazioni differenti, sposerà la coralità di un pasto condiviso e la naturalità di una lievitazione che segue le leggi del luogo».

