Mattarella: «Un uomo generoso e riservato»

Il ricordo del presidente della Repubblica e dei colleghi. Gavino Ledda: «Ho perso un amico»
ROMA. «La scomparsa di Vittorio Taviani costituisce un grave lutto per il cinema e la cultura italiani, che perdono un indiscusso e amato protagonista. Il fecondo sodalizio, umano e artistico, con il fratello Paolo ha prodotto capolavori indimenticabili, nei quali la cifra stilistica, di estrema raffinatezza e di alta poesia, si è sempre coniugata con un forte sentimento di passione civile. Nell'inviare alla moglie, ai figli e al fratello Paolo, il mio cordoglio più sentito, desidero ricordare anche il tratto umano - generoso, affabile e riservato - del regista appena scomparso». Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha ricordato così, in una nota, il regista Vittorio Taviani, morto ieri a Roma all’età di 88 anni.
«Ho perso un amico, una persona generosa, appassionata, affettuosa e colta». Gavino Ledda, l'autore del libro Padre padrone, portato al cinema dai fratelli Taviani che con quel film conquistarono 41anni fa la Palma d'oro al Festival di Cannes, piange così Vittorio Taviani. Ledda e i due fratelli registi si erano recentemente rincontrati pochi mesi fa sul set del film «Dalla quercia alla palma, i quarant'anni di Padre Padrone», backstage del film Palma d'oro nel 1977.
«Perdiamo la metà di un duo leggendario, che ha creato uno stile inconfondibile, a cavallo tra epica popolare e poesia». Così il regista livornese Paolo Virzì ha commentato la morte di Vittorio Taviani. «La parola “fratelli Taviani” evoca realismo magico, i loro film stanno al cinema mondiale come i romanzi di Garcia Marquez alla letteratura», ha spiegato Virzì. «E perdiamo un uomo adorabile, schietto, curioso, appassionato, simpaticissimo. Il mio pensiero commosso va alle figlie, alla cara Giovanna, e a Paolo, al quale vorrei far giungere la mia ammirazione, il mio affetto e la mia speranza di vedere ancora altri bellissimi film firmati Taviani».
«Posso capire forse meglio di chiunque altro, avendo alle spalle cinquant'anni di cinema spartiti con mio fratello Antonio, cosa significhi per Paolo la scomparsa del fratello Vittorio», ha detto il regista Pupi Avati. «Due esseri umani con identità diverse che tuttavia nel loro narrare cinematografico avevano trovato una loro unica voce».
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