Max Giusti: «Con Bollicine rideremo tra verità scomode e rispetto vero»

27 Luglio 2024

L’AQUILA. All’apice della maturità, «personale e professionale», Max Giusti è pronto a dire le sue verità più scomode, perché se le parole sono sempre politicamente corrette, il pensiero non lo è mai....

L’AQUILA. All’apice della maturità, «personale e professionale», Max Giusti è pronto a dire le sue verità più scomode, perché se le parole sono sempre politicamente corrette, il pensiero non lo è mai. È un mattatore inedito, che racconta al pubblico ciò che nella vita non direbbe nemmeno al suo migliore amico, quello che calcherà questa sera (ore 21.30) il palco alla Scalinata di San Bernardino, ospite portato dal Teatro Stabile d’Abruzzo a I Cantieri dell’Immaginario – la rassegna organizzata dal Comune dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 – che presenta “Bollicine”. «Dentro Bollicine», spiega l’attore comico, «tra le tante cose, entrano i miei nuovi personaggi: debutta il mio Alessandro Borghese e la mia versione di Aurelio De Laurentiis, che quest’anno ho fatto al Gialappa’s Show e che sono diventati, diciamo, “più famosi di me” con milioni di visualizzazioni sul web. Mi piace raccontare quello che stiamo vivendo. La sfida per un attore», osserva «è non pronunciare mai le parole “era meglio prima”: è qualcosa che mi infastidisce davvero. Nella prima parte», sintetizza poi, «evidenzierò quanto il cambiamento delle nostre vite sia stato netto, si parlerà di patriarcato che subiamo e abbiamo subito tutti; di sigarette elettroniche, parliamo anche degli uomini che ormai sanno cucinare, del vivere nella perenne condivisione senza la quale non sappiamo stare. E ancora, l’approccio che abbiamo noi adulti con i nostri figli», riflette: «per esempio io ascolto la musica trap con mio figlio, anche se dopo due ore, mi sento sfinito! Nella seconda parte, ci sono i buoni propositi. Tanti non comprano i giornali, leggono i titoli delle testate online e si fanno una loro idea, poi parliamo di cat calling, body shaming. Non tollero più quelli che dicono che non si può più ridere da quando esiste il politically correct. Vedrete, si ride da morire e si rispettano tutte le persone».