«Melodie celestiali? Più rock Perché noi non siamo angeli»

Dai Beatles a Yann Tiersen ai Velvet Underground rivisitati in chiave pop L’estate delle 4 arpiste pescaresi tra concerti all’alba e serate dirompenti
PESCARA . «L’arpa è il giorno e anche la notte, è classica e pop/rock. Percussioni, melodia, chitarra, bassi. Con l’arpa facciamo di tutto, contaminazioni reggae, vibrazioni sature. Un modo per farne conoscere le mille evoluzioni contemporanee, l’altra faccia della luna».
Per una fortunata congiuntura astrale in meno di quarant’otto ore il quartetto femminile Pop Harps suonerà al levar del sole – le cinque del mattino – di domenica 11 agosto nello scenario da favola dell’abbazia di San Giovanni in Venere, a Fossacesia, ospite della rassegna “Le melodie dell’alba”. Il giorno dopo, lunedì 12, concerto sotto le stelle del Marina di Pescara, ospite di “Estatica”. Due concerti – a ingresso libero – sulla scia del giorno di San Lorenzo. Due momenti contrapposti, yin e yang , emozioni intense e forza di trasgressione che non lasceranno indifferente l’ascoltatore. Esperienza già concretizzata in un disco uscito nei mesi scorsi, “Pop Harps Live”, prodotto dalla Spray Records di Belfino De Leonardis, rocker di razza, pronto a captare la portata innovativa, «rivoluzionaria» di questo quartetto di arpiste appena uscite dal Conservatorio di Pescara e con le idee ben chiare.
Scritturandole per la produzione di un raffinato disco-concept con copertina d’artista, di Stefano Di Loreto (alcuni suoi lavori di “decostruzione concettuale” saranno esposti al porto turistico in occasione del concerto del 12). In 4 le Pop Harps – Benedetta Tranquilli, Letizia Caramanico, Elena Cacciagrano e Sonia Crisante, tutte di Pescara e dintorni – non raggiungono il secolo di età. Ma quella grinta che le distingue – basti guardare la foto che le ritrae a cavalcioni ognuna sulla propria arpa, chiome al vento sulle note di Final countdowndegli Europe, scatto che ha guadagnato il primo posto nel contest fotografico lanciato dal magazine americano Harp Column – le porterà lontano. Già dalla prossima stagione di concerti nei teatri italiani, dopo il primo anno di rodaggio sotto l’ala protettiva di Belfino che le ha lanciate l’estate scorsa a Spoltore Ensemble e rilanciate al Tedx Pescara.
Come sarà composta la scaletta dei brani?
Fondamentalmente presentiamo il nostro disco, dieci tracce dai Beatles a Yann Tiersen ai Velvet Underground rivisitati in chiave pop, che sta per popular. La scaletta cambia in base all’atmosfera e all’emozione del luogo. Il concerto all’alba all’abbazia sarà in chiave più melodiosa. La serata a Pescara più dirompente, partiremo a bomba! Vogliamo offrire sensazioni forti, estreme, contiamo sul coinvolgimento del pubblico.
Stravolgimento o evoluzione: come avete lavorato sull’arpa classica?
Il discorso parte dalla versatilità insita nello strumento, tradizionalmente considerato ideale per suonare musiche sognanti, celestiali. Ma noi non siamo angeli, il nostro messaggio è più grintoso, di rottura nei confronti dello stereotipo, ci interessa uscire dai binari del classico. In repertorio abbiamo brani non scritti per arpa. Lavoriamo con riarrangiamenti e trascrizioni originali di Elena (Cacciagrano, ndc), aggiungiamo effetti arpistici con l’ausilio di piccole percussioni.
Come vi dividete i ruoli?
Tutte fanno tutto. Melodia, basso, accompagnamento, un’alchimia dinamica condivisa tra noi 4, un po' come nel rock dove c’è batterista, bassista, cantante, percussioni. Noi siamo una band di arpe. L’arpa è uno strumento che va oltre quello che si vede, non è solo corde.
Come avete maturato la vostra idea?
Ci siamo ispirate a Deborah Henson Conant, arpista americana di cui abbiamo sviluppato 2 pezzi tra cui The Nightingale che accompagna il filmato del quadro sonoro a noi dedicato da Stefano Di Loreto. Con Deborah siamo in contatto.
Quarantasette corde da accordare ogni volta, cinquantachili di peso e costi non proprio popolari per uno strumento da coccolare come un neonato. Come affrontate tutto quanto?
Con l’idea di aprirci ad altre realtà, per noi una necessità dopo anni di studio. Alla pari del pianoforte l’arpa è uno strumento polifonico, impegnativo, richiede molta tecnica. E si suona con tutto il corpo: la cassa poggia sulla spalla, i piedi sui pedali (sette), le mani per pizzicare le corde e percuotere sulla cassa, gli occhi per leggere. Come detto, non siamo angeli!»
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