Messa con canti in romanì per Fedele

12 Dicembre 2016

Santino Spinelli celebra il bisnonno e l’ospitalità dei “castellini”

CASTEL FRENTANO. Sarà celebrata nella parrocchiale di Santo Stefano una messa, inizio alle 18, con canti in lingua “romanì”, l’iniziativa è di Alexian Santino Spinelli. L’occasione è data dall’83° anniversario della morte di Fedele Spinelli di etnia Rom, bisnonno di Santino. Il rito sarà officiato dal parroco, don Roberto Geroldi. «È un omaggio al mio avo e a tutti i castellini che hanno, nel tempo, accolto e integrato i Rom», dice Santino Spinelli, ambasciatore dell'arte e della cultura Romanì (materia che insegna all’università di Chieti), musicista compositore, cantautore.

«La mia condizione attuale viene da lontano» dice Santino. Fedele Spinelli era un negoziante di cavalli, così come i suoi avi, basti pensare che Rocco, nato nel 1764 in Molise, riuscì a vendere in una sola fiera, a Sant’Elia a Pianisi, ben 169 capi di bestiame facendo da solo il 43% del fatturato della fiera. Fedele spostandosi di fiera in fiera, la meta finale erano quelle importanti di Lanciano, arrivò a Castel Frentano, l’antica Castel Nuovo. In paese c’era una fiera importante, del Buon Consiglio, che durava tre giorni. Capì, l’avo di Santino, che il paese era ospitale e così decise prima di passarvi l’inverno e quindi di porre la dimora della sua famiglia nell’attuale via Germani al numero 5. Dei figli di Fedele, in paese restò Rocco, nato nel 1913, mentre altri si trasferirono a Paglieta e Lanciano.

«Fino agli anni Trenta a Castel Frentano» racconta Santino «c’erano circa 150 rom appartenenti, oltre agli Spinelli, alle famiglie Guarnieri, Di Rocco e Di Guglielmo. Quando gli altri discriminavano, i castellini integravano. Questo è importante che si sappia e si tramandi. Quando morì Fedele, arrivò la banda da Lanciano, la carrozza con i cavalli, lungo il percorso furono gettati fiori; tanti erano i castellini presenti perché il mio bisnonno si era creato affetti e rispetto». Arrivarono i giorni “dispari”. A dicembre 1943, in paese ci furono due rastrellamenti da parte dei tedeschi, quello degli internati ebrei (diversi furono mandati nel campo d'internamento libero di Castel Frentano) - una famiglia riuscì a nascondersi e salvarsi dalla deportazione ad Auschwitz grazie ai castellini- e quello dei Rom che invece furono temporaneamente deportati a Rapolla, provincia di Potenza. L’arrivo degli Alleati fu la loro salvezza. Fecero il percorso inverso a piedi fermandosi a Torino di Sangro e, soprattutto, Lanciano. Così fece Gennaro, figlio di Rocco e papà di Santino. Il legame però con “Castannove” è rimasto vivo tanto che gli anziani del paese ancora ricordano e parlano bene di quell’integrazione. Durante la messa con Santino suoneranno i figli, Gennaro (violino-percussioni), Giulia (violoncello) ed Evedise (arpa).

Matteo Del Nobile