Meta e Moro: ci hanno ferito ma la vittoria non è una rivalsa

12 Febbraio 2018

La coppia trionfatrice si sfoga dopo l’accusa di aver copiato la canzone «Adesso continueremo a scrivere insieme perché è quello che sappiamo fare»

SANREMO. E alla fine hanno vinto loro. In barba alle polemiche, alle accuse di “autoplagio”, alla sospensione per un giorno, ai pronostici e alla tradizione che chi entra Papa esce cardinale.
Ermal Meta e Fabrizio Moro possono ben dire «Non mi avete fatto niente», come il titolo della canzone che hanno portato in gara al Festival di Sanremo, targato Claudio Baglioni, e godersi l'aria fresca che tira dal piazzamento più alto del podio (al secondo e terzo posto si sono classificati rispettivamente Lo Stato Sociale con «Una vita in vacanza» e Annalisa con «Il mondo prima di te» sul quale li ha proiettati il televoto. L'amarezza dei giorni scorsi ha lasciato spazio alla soddisfazione, la tensione si è sciolta finalmente in un sorriso.
«Ci siamo sentiti feriti, attaccati ingiustamente», racconta Meta a caldo. «Ma in questa vittoria non c'è rivalsa. Il rancore non serve, ci siamo chiariti e tanto basta. Ai pronostici non abbiamo mai pensato, avremmo avuto l'ansia da prestazione».
Con Moro ad aggiungere: «C'è talmente tanta gioia e felicità che ora non c'è spazio per altro. Sono abituato a superare gli ostacoli e a trasformarli in energia positiva».
Ma gli strascichi polemici alla fine li hanno aiutati? «Potendo scegliere, avremmo preferito che tutto ciò che è successo, non fosse capitato. Siamo contenti, per noi certo, ma soprattutto per il messaggio che volevamo trasmettere».
La collaborazione tra i due è cosa recente. Si sono incrociati un anno fa proprio sul palco dell'Ariston e rincorsi tra un live e l'altro durante l'estate, per poi mettersi al lavoro sul brano presentato al festival in autunno.
«E la cosa più bella di tutta questa storia è che ho trovato un nuovo amico», dice Fabrizio, mentre Ermal, confermando che il progetto non si ferma «e continueremo a scrivere insieme, perché è quello che sappiamo fare», spiega che «la stretta di mano si è trasformata in un abbraccio».
Giurano, all'unisono, di aver capito che la vittoria era davvero arrivata, solo quando Baglioni ha fatto i loro nomi.
«Pensavo che saremmo arrivati terzi, io gli ultimi due anni sono stato abbonato al terzo posto, pensavo che avrei replicato anche stavolta».
«Il primo pensiero è stato per mia madre, che era in sala. È molto emotiva, non volevo che si agitasse», racconta Meta, che ha dedicato il premio alla sua casa discografica, la Mescal, «che ha creduto in me quando nessun altro lo faceva».
Soddisfazione invece è ciò che è balenato subito nella mente di Moro: «Ma non per la gara, ma per quel senso di responsabilità nei confronti di Ermal, del progetto, di tutti quelli che hanno lavorato con noi».
La dedica dal palco, cuore di papà, Moro l'ha fatta arrivare al figlio Libero, di 8 anni. «E ora ho un grosso problema a casa: mia figlia Anita (4 anni e mezzo) mi ha telefonato per chiedermi perché avessi citato solo Libero. Le ho spiegato che l'anno scorso Portami via era per lei. E senza battere ciglio ha risposto: “Ma l'anno scorso non hai vinto”. In un attimo ho capito la differenza tra uomini e donne. A casa dovrò recuperare con molte coccole».
Come da tradizione, i vincitori di Sanremo sono chiamati a rappresentare l'Italia all'Eurovision Song Contest e la coppia non si tira indietro: «Voi volete che vi rappresentiamo? E allora noi lo faremo con grande onore».
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