Micaela: io madre dolorosa di bimbi merce

5 Settembre 2017

La Ramazzotti è la protagonista di “Una famiglia”, il film di Sebastiano Riso in concorso presentato ieri alla Mostra

VENEZIA. La difficoltà nelle adozioni, la ricerca di alternative (illegali) per poter diventare genitori genera mostri, famiglie in affitto, bimbi sgravati e non cresciuti, drammi senza ritorno. Storie terribili e tutte vere anche se non vogliamo conoscerle perché ci turbano e ci disgustano. Sebastiano Riso ne racconta una, ispirata a fatti autentici, documentati con l'aiuto del procuratore Raffaella Capasso, in Una Famiglia tutta incentrata sui meccanismi perversi di una coppia criminale che fa figli per venderli e sul rapporto subalterno di Maria (Micaela Ramazzotti) rispetto a Vincenzo (Patrick Bruel). L'accoglienza della stampa è stata tiepida per il film ieri in concorso a Venezia 74 prodotto da Indiana e Rai Cinema, dal 28 settembre in sala con Bim.
«Sono una madre dolorosa, ho scelto di esserlo ancora in questo caso, più sono disgraziate, più sono subalterne più le cerco come attrice, mi sento loro portavoce, ho voglia di difenderle. Il cinema ti da la possibilità di dare voce a chi non ce l'ha. Maria», dice con passione la Ramazzotti, «è una madre-bambina che volevo interpretare a tutti i costi, che si abbraccia da sola per farsi forza con quell'uomo che la domina, che è marito, amante, fratello, padrone, carceriere. Maria è schiava di un progetto che non ha deciso ma che ha accettato, è innocente, mite, succube, fin quando un progetto di ribellione, emancipazione prenderà vita e sarà libera quando si scrollerà di dosso tutto questo». Di storie di coppia basate su rapporti morbosi, di dominazione, di violenza psicologica è pieno, «abbiamo cercato di raccontare il tempo nel nostro paese», dice il regista che parla di film «necessario». «È difficile essere genitori, adottare è complicatissimo, lungo e snervante. Se non sei una coppia idonea perché omosessuale come sono io con il mio compagno o se sei single. Ecco così che c'è una enorme richiesta e un conseguente mercato, anche illegale». Riso sa di aver fatto un film difficile, con un tema tabù, «raccontato con Andrea Cedrola e Stefano Grasso senza voler essere rassicuranti, per questo mi aspetto tante diverse reazioni ma soprattutto che si affronti questo argomento, per questo Una famiglia mi è stato necessario». Accanto al tema a monte, quello delle adozioni, c'è quello intimo degli inferni di coppia, «storie di rapporti basati sulla sopraffazione come purtroppo sono tante. Nella storia di Maria e Vincenzo non vogliamo giudicare ma guardare, capire perché accadono e perché le donne accettino realtà atroci come quella». Riso dice che «Maria non è una vittima e Vincenzo non è un carnefice - non a caso, aggiunge, ha scelto Patrick Bruel con quegli occhi buoni - ma piuttosto sono due complici, almeno fin quando lei non riesce a risvegliare la sua coscienza». Micaela Ramazzotti ha già interpretato il primo film di Riso, l'ottimo Più buio di mezzanotte «e da lì non ci siamo persi. È il regista più libero, spericolato, spudorato con cui ho lavorato. Ha colto la mia voglia di tirar fuori il mio lato primitivo e gli sarò sempre grata».
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