Mieli: l’Occidente e l’incognita Islam

Il giornalista e storico terrà una lectio magistralis sul mondo musulmano domani a Teramo
di Giuliano Di Tanna
Dove va l’islam? E’ il tema della lectio magistralis che Paolo Mieli terrà, domani alle 18, a Teramo, nella sala San Carlo del Museo archeologico. Milanese di nascita ma romano di adozione, 66 anni, Mieli 1949) è un giornalista e saggista italiano che si occupa principalmente di politica e storia (è stato allievo e assistente di Renzo De Felice alla Sapienza). È stato direttore della . Stampa dal 1990 al 1992, e del Corriere della Sera dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009. Dal 2009 è presidente di Rcs Libri
Ad accogliere Mieli nel Museo archeologico ci saranno alcune classi degli istituti superiori teramani, che stanno indagando su come i media occidentali raccontano l’Islam. I giovani ne parleranno con il giornalista e storico. La lectio magistralis è promossa dall’assessore alla Cultura del Comune di Teramo, Francesca Lucantoni, con il sostegno della Fondazione Tercas
«Tutte le generazioni», si legge nelle note di presentazione dell’incontro, «hanno l’esigenza di tornare ad indagare sul proprio passato, recente o remoto, ma spesso nelle scuole, l’insegnamento della storia, si limita ad un racconto cronologico di fatti, costringendo ad un noioso esercizio mnemonico, senza una conoscenza critica del passato. La scuola dovrebbe uscire dall’immobilismo di un modello antico. In virtù di questo Greta Salve ha ideato l’incontro con Paolo Mieli, uno storico che riesce ad unire la narrazione cronologica ad affondi in temi trasversali con un approccio di tipo giornalistico e revisionista. Il fenomeno che si sta sviluppando tra la Siria e l’Iraq è nuovo rispetto al vecchio progetto alqaedista di Bin Laden.E’ la creazione di uno Stato territoriale che si inserisce nei confini creati dall’Occidente nel 1918-20 e distrugge le frontiere. La ricostruzione del grande Califfato islamico del VI secolo, è un progetto politico economico che viaggia rapidamente. Fino al 2011 lo Stato islamico non esisteva nella consistenza territoriale odierna. Il terrorismo molecolare, il jihadismo che si sta espandendo in Europa è difficile da arrestare e potrebbe avere una velocità di espansione pari a quella con cui l’Isis ha occupato fette di territorio in Medio Oriente».
Come si affronta questo pericolo, dove va l’Islam?
«Fino a qualche anno fa», osserva Paolo Mieli, «tutto questo era impensabile, poi le rivoluzioni arabe dal 2011 hanno frantumato quel potere dittatoriale, che faceva argine all’esplosione del fenomeno che oggi conosciamo. I dittatori tenevano a bada i loro popoli e spesso fuorilegge i rappresentanti politici di questa insorgenza islamica. In alcuni paesi come l’Egitto, queste dittature sono state riedificate, non dobbiamo dimenticare che quando gli egiziani sono stati liberi di votare, hanno scelto per una rappresentanza islamica poi abbattuta con un colpo di Stato di Abd al-Fattah Al-Sisi. E’ tornato al potere un generale ed è stato messo in galera l’uomo legittimamente eletto. Bisogna riflettere sul paradosso egiziano. Ritengo che Al-Sisi sia un argine contro quello che sta accadendo, ma non mi sfugge la fragilità del suo meccanismo di legittimazione».
«Perché», continua Paolo Mieli, «se torniamo a come per anni ha fatto l’America Latina ovvero a non ritrovare una risorsa, che venga fuori da un energia propulsiva popolare e democratica, ma con dei dittatori come Manuel Noriega in questo caso in America Centrale, l’Occidente si ritroverà sempre a mal partito con alleati del genere e il mondo jihadista produrrà quello che sta accadendo oggi».
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