Mike Stern a Teramo «Miles e Jaco, maestri indimenticabli»

24 Aprile 2015

di Giuliano Di Tanna «Miles e Jaco erano due belle persone prima ancora che grandi musicisti». Mike Stern li chiama per nome perché con loro – con Miles Davis e Jaco Pastorius – ha condiviso studi di...

di Giuliano Di Tanna

«Miles e Jaco erano due belle persone prima ancora che grandi musicisti».

Mike Stern li chiama per nome perché con loro – con Miles Davis e Jaco Pastorius – ha condiviso studi di registrazione e sale da concerto, per anni. Loro non ci sono più da tempo: il trombettista è morto 24 anni fa; il bassista se n’era andato quattro anni prima, accoltellato in una strada di New York. Lui, Stern, americano di Boston, a 62 anni, continua a portare la sua chitarra Telecaster in giro per il mondo. Stasera alle 21.15, sarà in concerto a Teramo, nella sala polifunzionale della Provincia, con una band tutta abruzzese: il teramano Maurizio Rolli al basso, Nicola Angelucci, di Atessa, alla batteria, e Manuel Trabucco, di Pescara, ai sax. Stern si toglie gli auricolari dell’Ipod («Sto ascoltando Miles e Sonny Rollins», dice) per rispondere alle domande del . Centro.

Come è nata l’idea di suonare con una band tutta italiana?

«Maurizio (Rolli ndr) lo conosco da anni. Stavo in giro per concerti con una band di cui facevano parte anche il grande Randy Brecker. Maurizio mi ha contattato chiedendomi se ero disponibile a fare un concerto con lui e con un piccolo gruppo. Io ho accettato. Così quello di Teramo sarà il solo concerto insieme a questa band, nel mezzo del mio tour di clinic in Italia».

Come arrivò a suonare con Davis?

«Lui stava tornando dal suo ritiro a metà degli anni Settanta. Era il 1981, stava registrando il disco del ritorno, “Man with a horn”, a New York. Bill Evans, il sassofonista, che stava registrando con lui, mi disse che aveva dei problemi con il chitarrista. Così, lui chiese a Miles di venire a sentirmi nel locale dove suonavo con Billy Cobham. Lui venne e, il giorno dopo, ero nello studio di registrazione con lui. Poi, per tre anni, ho suonato nella sua band in giro per il mondo. Miles era una persona divertente, cool, sia sul lavoro che nella vita privata».

E cosa ricorda della sua avventura con Jaco Pastorius?

«Jaco era un grandissimo musicista e divertente, come Miles. Se n’è andato troppo presto. A quell’epoca ero io che stavo davvero nei guai con le sostanze, e tutti si preoccupavano per me. Invece, eccomi ancora qui. E loro non ci sono più».

Che musica ascolta?

«Di tutto. Non solo jazz, anche pop, rock. No, il rap non mi piace. Gli italiani? Mi piace molto un vostro cantate e chitarrista, ma adesso non ricordo il suo nome. Non faccio differenza fra vinile, cd e mp3, anche se penso che dovrebbeero mettere un freno al fatto che tutti scaricano tutto gratis da Internet. Tutto finisce nelle tasche di Silicon Valley».

Il suo disco da isola deserta?

«Cambia di giorno in giorno. Oggi direi “Giant Steps” di Coltrane. Ma domani potrebbero essere i Nirvana o chissà chi».

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