Minestra di lenticchie il comfort food per le giornate d’autunno

29 Settembre 2017

Le sorelle Di Battista dell’agriturismo Sapori di Campagna a Ofena «Gli ingredienti arrivano dai terreni coltivati da nostro padre» 

Minestra di lenticchie a Cotto & &Crudo, comfort food per l'autunno in arrivo, piatto povero contadino, ricco di nutrienti. Tradizionalmente una risorsa alimentare delle genti d'Abruzzo. Oggi un presidio Slow Food minacciato dalle ormai incontrollate, devastanti scorrerie dei cinghiali, sempre più affamati, sempre più numerosi. Un flagello. Raccolti persi, produzione scesa del cinquanta per cento, lamentano i produttori sulla montagna aquilana. Addirittura dell'80%. «Quest'anno trenta quintali in meno, abbiamo raccolto solo cinque quintali»,raccontano sconfortate Livia e Serenella Di Battista, responsabili della cucina (Livia con la mamma Gabriella) e sala (Serenella) dell'accogliente agriturismo Sapori di Campagna di Ofena, che presenta il piatto di oggi a Cotto & Crudo. Lenticchie, ceci e cicerchie, patate e zafferano utilizzati in cucina, arrivano direttamente dai campi coltivati dal papà, Domenico Di Battista. Terreni situati sotto Campo Imperatore, 1200-1300 metri s.l.m-. Lucchiano, Le Prata, Le Locce, Colle Donico, zone di produzione tipica della pregiata lenticchia. Lo sconforto della famiglia è grande. «La situazione è sfuggita di controllo, i cinghiali ormai non si contano, arrivano in branchi di 60, 70 individui. Il voltaggio delle recinzioni è insufficiente, non sono più timorosi dell'uomo, ora pascolano liberamente davanti ai nostri campi. Ma non puoi recintare una montagna», dicono. «Quel che è più triste e grave è la perdita di entusiasmo dei giovani che intendono coltivare la terra. Vedere distrutto in poche ore il lavoro di otto mesi sul campo è la ferita maggiore».
«Un futuro ai produttori della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio», è l'appello lanciato da Slow Food Abruzzo – Molise alle istituzioni, Parco del Gran Sasso -Laga e Regione Abruzzo, «totalmente indifferenti” al problema dei cinghiali, presenti a centinaia intorno ai campi di lenticchie e arrivati fino ai centri abitati, racconta Ettore Ciarrocca, presidente dell'associazione Produttori della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio e referente dello storico presidio Slow Food. Non una lenticchia qualsiasi, rimarcano dall'associazione, ma un biotipo selezionatosi da tempi immemori in quella porzione dell'Aquilano sopra i mille metri. «Siamo in piena emergenza», insiste Eliodoro D'Orazio, presidente Slow Food Abruzzo, «i produttori sono allo stremo e siamo di fronte al rischio reale di perdere un prodotto importante e identificativo di questo territorio con inevitabili ricadute sull'economia locale e il progressivo abbandono delle aree interne già in difficoltà».
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