«Mogol, Dalla, Bertè Così nascevano successi e amicizie»

VASTO. «Il mio esordio è legato ad una canzone piena di sentimento, “Il primo giorno di primavera”. Si è creativi quando si provano forti emozioni. Facevo parte dei Camaleonti e dai 18 anni fino ai...
VASTO. «Il mio esordio è legato ad una canzone piena di sentimento, “Il primo giorno di primavera”. Si è creativi quando si provano forti emozioni. Facevo parte dei Camaleonti e dai 18 anni fino ai 20 ho vissuto un sogno, poi improvvisamente sono passato dalle stelle alle stalle. Ero disperato. All’improvviso, infatti, mi arriva la cartolina per la leva. Destinazione Messina. Piangevo tutte le sere e per trovare consolazione, prendevo la chitarra e scrivevo canzoni». Mario Lavezzi inizia con questo aneddoto il suo lungo viaggio nella storia della canzone italiana. Quasi mezzo secolo raccontato alla folta platea del teatro Rossetti di Vasto, ospite dei “Giovedì Rossettiani”, rassegna a cura del Centro europeo di Studi Rossettiani diretto da Gianni Oliva, dovente dell’università d’Annunzio di Chieti- Pescara.
La IX edizione organizzata con il Comune di Vasto e la Fondazione Tercas ha per tema “Cant'autori, parole in musica” e Lavezzi ha proposto il concerto- racconto “Come nasce una canzone”, accompagnato dalla voce di Claudia D'Ulisse e dalla chitarra del vastese Nicola Oliva, che vantano collaborazioni con artisti del calibro della Pausini.
«Ci sono tanti nomi celebri che hanno segnato la mia carriera», ricorda il compositore, cantautore e produttore discografico nato a Milano l’8 maggio del 1948. «Battisti mi chiamò per fare il coro nel “Mio canto libero”. Erano gli anni caldi, quelli tra il '68 e il '70, fondai il gruppo Il volo. Cantavamo “Molecole”». Amici, aneddoti e amori hanno legato la sua vita e la sua carriera. «A 27 anni ero innamoratissimo di una ragazza molto impegnativa, Loredana Bertè per chi non lo avesse capito. Per lei scrissi “E la luna bussò”. Sempre per lei, con la quale ho ancora un ottimo rapporto, ho composto “Dolcissima” e, nell’81, “In alto mare”», racconta. «Tra le grandi artiste con le quali ho collaborato non posso non citare Ornella Vanoni e “Insieme a te”. Nel 2009, poi, ho composto “Biancaneve” per Alexia. Il ruolo della donna è primario nell’interpretazione di questo brano, ma non si trovava un cantante per farle da spalla. Lei viene in studio e mi chiede di cantarla insieme al Festival di Sanremo. Salire sul palco dell'Ariston è stata una bella emozione», ricorda Lavezzi. «In tanti anni una cosa l’ho imparata: non bisogna mai raccontare la propria storia a Mogol perché diventa una canzone. Una estate di tanti anni fa ci eravamo ritrovati a Porto Rotondo per scrivere un testo per Gianni Morandi per un album in uscita l’inverno successivo. Lavoro e vacanza, insomma. Mogol, che è un po' Lupetto, si addormentava e svegliava presto. Una mattina mi chiama quasi all’alba per scrivere. A quell’ora una bella luce si rifletteva sullo specchio d’acqua. Mogol fissa il mare fermo come una tavola ed è da quella folgorazione che è nata “Varietà”, che comincia con queste parole: “In questo mondo che pare proprio ormai una palude”. Pochi giorni dopo Morandi ci aspettava. Mogol sceglie l’itinerario Porto Rotondo- Corsica- lsola d'Elba e poi Bologna. Durante il viaggio in mare butta giù un altro successo. “Il mare è calmo e poi si increspa” sono le parole con le quali inizia “Succede”» racconta ancora. «Sempre Mogol, si era innamorato di una ragazza che gli aveva confessato il suo passato turbolento. Scrive “Cara in te ci credo”. Lucio Dalla, consapevole che la canzone che fa la differenza non viene fuori tutti gli anni ma ogni tanto, cambia la parola “cara” con “vita”. Chi non la conosce? Avrei tanti altri aneddoti in una carriera così lunga». Ma preferisce lasciare spazio alla musica.
Il prossimo appuntamento con i Giovedì Rossettiani è con Brunori Sas,il 20 aprile sempre al teatro Rossetti alle 21. Ingresso libero.

