Molestie, Kevin Spacey non pagherà

23 Ottobre 2022

Il tribunale civile nega il risarcimento di 40 milioni all’accusatore dell’attore

NEW YORK. Una nuova battuta di arresto per il movimento #MeToo: Kevin Spacey è uscito indenne dal processo civile per molestie sessuali in cui un altro attore minorenne all’epoca dei fatti contestati, Anthony Rapp, aveva chiesto in risarcimento 40 milioni di dollari di danni.
In uno dei primi clamorosi casi di denunce dopo quelle contro Harvey Weinstein, Rapp aveva accusato Spacey di essergli saltato addosso e aver cercato di far sesso con lui nel 1986 quando entrambi erano ancora attori di Broadway semisconosciuti e lui era appena quattordicenne. Una giuria federale di Manhattan ha stabilito però che il due volte premio Oscar non gli deve un centesimo: una vittoria per il divo di “House of Cards” la cui carriera era andata in caduta libera dopo le accuse di Rapp a cui avevano fatto seguito quelle di una decina di altri uomini. Spacey si è sempre dichiarato innocente sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna dove è sotto processo per aggressioni sessuali: dopo il via libera del giudice, il procedimento all’Old Bailey si aprirà solo nel giugno 2023 a causa del pesante arretrato del sistema giudiziario britannico. In aula a New York, dopo l'annuncio del verdetto, l’attore ha abbracciato i suoi avvocati visibilmente sollevato. Una di loro, Jennifer Keller, aveva insinuato con i giurati che Rapp si sarebbe ingelosito della carriera di Spacey mentre lui restava relegato a ruoli minori.
«Anthony sta ricevendo più attenzione ora per questo processo che per la sua intera carriera», ha detto l’avvocatessa gettando un’ombra sul movimento scaturito dalle accuse a Weinstein: «Questo non è uno sport in cui ci si schiera con il MeToo o contro il MeToo. Il nostro sistema richiede prove a sostegno delle accuse di fronte a una giuria imparziale», ha spiegato.
A Los Angeles intanto si prepara a prendere il via il nuovo processo all’ex boss di Miramax. Nove uomini e tre donne decideranno il suo destino quando il procedimento penale entrerà nel vivo a partire da domani. I dodici giurati sono stati scelti su una rosa di 225 papabili. Nel processo Weinstein rischia fino a 140 anni di carcere – in pratica la condanna a morire in prigione se riconosciuto colpevole – dopo la pena di 23 anni ricevuta nel 2020 da un tribunale di New York. Stavolta l'ex produttore deve rispondere di undici capi di imputazione. Tra le cinque accusatrici c'è una ex modella e attrice italiana.