Morandi, Al Bano e Ranieri e tutto l’Ariston impazzisce

9 Febbraio 2023

Commozione per il monologo dell’iraniana Pegah con Drusilla

Dopo il trionfo della prima serata, con più di metà degli schermi d’Italia sintonizzati sul trio Amadeus, Morandi, Ferragni, la seconda serata si apre con spirito ottimista e scanzonato. Gianni entra in scena con la scopa in mano, «mi dà sicurezza. Non si sa mai. C'è ancora qualche petalo», ha ironizzato il cantante ricordando la devastazione del palco a opera di Blanco. «Questo palco arriva nelle case, va coccolato, tenuto pulito», ha detto prima di intonare Grazie dei Fiori, primo brano a vincere 73 anni fa al Festival.
Dopo la regina internazionale dei social, Ferragni, sul palco della seconda serata ecco la “belva” Francesca Fagnani: «Vengo in pace», confessa, «e sono tesissima, ho fatto un paio di telefonate ad amici tuoi. Tipo Fiorello, che mi ha consigliato mezzo bicchiere di frizzantino. Per le scale ho chiesto a Drusilla». Il look è perfetto, lei spigliata e divertita.
Ad aprire la gara è il biancovestito (per il Fanta Sanremo) Will, star di tik tok e classificato di Sanremo Giovani, con Stupido, seguito dal ritorno dei Modà con Lasciami.
Poi uno dei momenti più attesi della serata: l’Ariston salta in piedi per accogliere il trio di “vecchietti”, formidabili più che mai. Gianni Morandi (77 anni), Massimo Ranieri (71) e Al Bano (79 anni), voci potenti e impeccabili senza bisogno di autotune, inanellano uno dopo l’altro i loro intramontabili successi: In ginocchio da te, Andavo a cento all’ora, Se bruciasse la città, Rose rosse, Scende la pioggia, Felicità. Poi Perdere l’amore, Uno su mille, È la mia vita e l’omaggio a Umberto Bindi, Il concerto, mentre il pubblico li accompagna cantando a squarciagola. Sono un pezzo di storia della musica italiana, ma non si erano mai esibiti insieme: per loro e per la sfida a colpi di hit e acuti, la platea è in delirio e alla fine tributa una fragorosa standing ovation, con Al Bano che fa le flessioni sul palco.
Per la prima volta in gara a Sanremo arrivano i veterani del rap Articolo 31, con Un bel viaggio e qualche lacrima per la reunion. Dopo l’attesissimo Lazza, che canta l’energetico Cenere, arriva una signora della canzone italiana, Giorgia, vincitrice del Festival nel 1995 con Come saprei. Torna a Sanremo dopo ventidue anni con Parole dette male e sembra non sia passato nemmeno un giorno, la voce è sempre quella, cristallina e dall’estensione che sembra infinita.
Primo monologo e primo momento di riflessione della serata è con Pegah Moshir Pour, attivista italo-iraniana che accende una luce sul dramma dell’Iran. «Non potrei vestirmi e truccarmi così e non avrei potuto parlare di diritti, qui. Mi avrebbero arrestata, forse uccisa». Raggiunta sul palco da Drusilla Foer, l'anno scorso co-conduttrice del Festival, insieme recitano le parole di quello che è diventato inno della rivoluzione, Baraye, scritta da Shervin Hajipour musicando i tweet sulle libertà negate in Iran, che ha appena vinto il Grammy.
La gara riprende con i raffinatissimi Colapesce e Di Martino e la loro Splash, canzone con cui mettono una forte ipoteca sulla vittoria.
Irrompe in teatro l’energia dei Black Eyed Peas: balla tutto l’Ariston, ballano gli orchestrali e la sala stampa, con il gruppo da sei Grammy, 35 milioni di album e 120 milioni di singoli venduti in 30 anni di carriera. «L'Italia è bellissima, le persone magnifiche. Vi ringraziamo di suonare la nostra musica e averci voluto qui stasera». Dopo la scossa di I gotta feeling e un ringraziamento a «zio» Tony Renis, chiudono in bellezza con Simply the best.
«Non tutte le parole sono uguali». Il monologo, Francesca Fagnani l’ha scritto con i ragazzi del carcere minorile di Nisida. «Non siamo animali, non siamo bestie, né killer per sempre, vogliamo che ci conoscano», legge la giornalista. «Hanno picchiato, rapinato ucciso, ma se si chiede loro perché, non trovano la risposta». «La scuola l'hanno abbandonata, ma nessuno li ha mai cercati, non la preside né gli assistenti sociali, né le madri o i padri». «Se non faremo in modo che un giovane, quando esce dal carcere, sia migliore di come è entrato, sarà un fallimento per tutti», conclude, fra l’emozione di tutti.