Morandi, con Ranieri la sfida è aperta

Il cantante confessa: «Sotto sotto, c’è rivalità. Abbiamo imparato a riderci su»
SANREMO. Gianni Morandi e Massimo Ranieri. L'eterna sfida, partita negli anni Sessanta, che al festival di Sanremo ha trovato nuova linfa e si è rinnovata. «Con Massimo Ranieri è stata una vera rivalità, ci temevamo molto, ma abbiamo imparato a riderci su», racconta Morandi. «Nel tempo abbiamo preso strade diverse: lui si è dedicato al teatro, io più alla musica. Entrambi abbiamo avuto momenti di difficoltà e ci siamo ripresi». Per ora il derby segna un punto a favore di Morandi, che nella prima classifica generale è risultato avanti all'amico-nemico (quinto e ottavo posto) e l'eterno ragazzo non nasconde che poi alla fine «sotto sotto un po’ di rivalità c'è, ma le canzoni che abbiamo portato in gara sono tanto diverse».
Per Morandi, in gara con Apri tutte le porte, il ritorno sul palco dell'Ariston, dove ha partecipato, vinto, condotto e dove è stato ospite, è stato comunque emozionante. «Con l'applauso del pubblico la prima sera, ho visto 60 anni di musica che mi passavano davanti. È stata una scossa straordinaria e sono contento di esserci». Dalla sua ha anche l'appoggio di Jovanotti, autore del brano. «Ci sentiamo tutti i giorni, ci diamo consigli. Mi ha detto che sto andando forte». E questo Sanremo, in fondo, è un'altra porta che si apre, anche dopo l'incidente che ancora lo costringe a portare un tutore alla mano. «Nella vita ci sono esperienze positive e altrettante negative. Quando si chiuse l'epoca degli anni Sessanta pensavo che nessuna porta si sarebbe riaperta. Poi la fortuna mi ha aiutato ancora. Ho sbagliato tante cose, ma gli errori ti fanno arrivare dove sei. Rifarei tutto quello che ho fatto, senza rimpianti». Se potesse, dice esprimendo un desiderio, la porta che vorrebbe aprire è quella di un concerto con Barbra Streisand. «Ho lavorato con tanti artisti, e proprio questa è una cosa che rifarei: il tour con Lucio Dalla, quello con Claudio Baglioni, il Sanremo con Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi». E si mette a disposizione anche dei giovani, anche quelli al Festival. «Sono più sicuri e determinati di noi che abbiamo esperienza alle spalle. Se qualcuno mi chiedesse di partecipare a una sua canzone lo farei volentieri. Reinventarsi è fondamentale: finché c'è la fiamma dentro, vale la pena di fare questo mestiere». Di un album nuovo non c'è traccia, perché «si è tornati agli anni '60 e si va di canzone in canzone. Chi ascolta ormai un album tutto intero? Magari all'orizzonte c'è un altro brano con Jovanotti».

