Moretti: «Fellini aveva torto non ero un giovane Savonarola»

BARI. Nanni Moretti non ci sta. Non si sente «un giovane Savonarola» come lo ha definito Fellini nel ’93 su Le Monde e attribuendo invece a se stesso il ruolo più pagano di «un vecchio Papa corrotto»...
BARI. Nanni Moretti non ci sta. Non si sente «un giovane Savonarola» come lo ha definito Fellini nel ’93 su Le Monde e attribuendo invece a se stesso il ruolo più pagano di «un vecchio Papa corrotto».
Questo, l'unico momento in cui il regista de “La stanza del figlio”, ieri al Festival di Bari dove ha tenuto una lezione di cinema, ha mostrato un certo fastidio in un'intervista condotta con toni accademici dall'adorante critico di cinema Jean Gili. «Sono sicurissimo che i miei film Fellini non li ha visti. Non gli interessava vedere i lavori degli altri», aggiunge un po’ piccato Moretti, «e io, al contrario, sono fiero di non averlo mai invitato o costretto a vedere i miei film. Il suo interesse per gli altri era inesistente». Per il resto, una lunga intervista in cui sono emersi tanti temi preceduta da una lettura, fatta dallo stesso Moretti, dei suoi diari preparatori del film “Caro Diario” in cui emergono tutti i vezzi, le manie e le ossessioni del regista romano e anche, a sorpresa, un finale inedito del film con Renato Carpentieri che, ormai totalmente plagiato dalla tv, pensa bene di andare a Vulcano per incontrare il suo mito, Mike Buongiorno. Nessuna volontà di parlare né del nuovo film “Mia madre”, in uscita ad aprile, né sull'attualità politica. Tra i ricordi, nella lettura di Moretti, la consapevolezza che “Caro Diario” è nato davvero per caso dopo alcune riprese del regista in Vespa ad agosto in una Roma deserta. «Poi sono andato al Nuovo Sacher (il cinema di cui è proprietario Moretti, ndr) a vedere il girato e scoprire che si poteva fare di più, che quel materiale era pieno di leggerezza e irresponsabilità». Tante anche le insicurezze emerse nella lettura del diario: «Domenica 28 febbraio. Sono le 2 di notte, ho pensato di non presentarmi sul set domani»; «3 marzo. Penso di essere un regista modesto scolastico, ma neppure scolastico, perché in quel caso avrei idee sicure». Tra i ricordi, il rapporto con le isole delle Eolie dove si è girato il film e una frase di culto quando, incontrando Reitz e riuscendo solo a dire «Danke schon» e ricevendo in cambio un semplice «Bitte schon», Moretti dice a se stesso «Reitz sei talmente bravo che non sono più invidioso». Poi considerazioni sulla casualità con cui ha fatto “Palombella Rossa” e “Caro Diario”, in cui non c'era sceneggiatura precisa e questo «contro quella voglia di accademismo e di certa sceneggiatura di moda in quegli anni». Infine, su “Habemus papam” e la sua preveggenza di ciò che sarebbe accaduto dal lì a poco: «È vero, è un mistero, lasciamolo tale».