Morto per Covid lo scrittore Marias

L’autore spagnolo aveva 70 anni, vinse il SuperFlaiano di narrativa nel 2000
ROMA. Non sapeva mai cosa sarebbe accaduto nei suoi libri, scopriva le cose che succedevano nel momento in cui le raccontava Javier Marias, il grande scrittore spagnolo morto ieri a 70 anni per una polmonite da Covid. Dato più volte tra i favoriti per il Nobel, traduttore, giornalista, autore di Tutte le anime, Domani nella battaglia pensa a me e Berta Isla aveva raccontato di scrivere senza una mappa, avendo però una bussola: «Non è che non sappia dove voglio andare, ma non conosco la strada da percorrere, comincio senza sapere molto di quello che racconterò, non cambio nulla dei miei romanzi, come non possiamo cambiare nulla del nostro passato». Le zone d’ombra, il non detto, il non rivelato, l’impossibilità di conoscere se stessi e le persone più vicine sono la materia che ha stimolato la sua scrittura dove temi universali come il matrimonio, il tradimento, l’amore, i segreti si sono accesi di una nuova e a volte inquietante luce. Figlio del filosofo Julián Marías e dell’insegnante Dolores Franco, nipote del singolare regista Jesús Franco, Javier era nato il 20 settembre 1951 a Madrid. Ha trascorso parte dell’infanzia negli Stati Uniti dove il padre insegnava. Laureato in letteratura inglese all’Università Complutense di Madrid ha insegnato a Oxford e negli Stati Uniti. Nel 2000 vinse a Pescara il SuperFlaiano di narrativa con il romanzo “L’Uomo sentimentale”. «Fu insignito del Premio perché», ricorda la presidente Carla Tiboni, «scrisse una storia d’amore in cui vi era una commistione di realtà e finzione narrata in prima persona con una scrittura intensa fatta di parole dette e non dette che colpì la giuria per la sua unicità».

