Muccino: racconto l’America in “Padri e figlie”

25 Settembre 2015

Il regista presenta il nuovo film girato negli Usa con Russell Crowe nel ruolo di protagonista

ROMA. «Il mio film più completo su vita, amore, paura di amare, caducità delle cose e che racconta anche il significato dell'infanzia. La causa e l'effetto di quello che accade nei primi sei anni di vita e che determinerà le nostre attitudini». Descrive così Gabriele Muccino il suo film “Padri e figlie”, in sala in 400 copie dal 1 ottobre con 01. In scena la storia di un padre scrittore già premio Pulitzer, Jake Davis (Russell Crowe), che si trova a gestire con difficoltà una bambina di sei anni Katie (una Amanda Seyfried da Oscar) dopo la morte della moglie. Il fatto è che Kate, dopo l'incidente d'auto in cui è morta la moglie, si ritrova ad avere i sintomi di un serio disturbo mentale ed è anche in crisi creativa. Ventisette anni dopo, Katie (Diane Kruger) è una ragazza che vive a New York, da anni lontana dal padre, che combatte i demoni di un'infanzia tormentata e la sua incapacità di abbandonarsi ad una storia d'amore. La ragazza ha solo incontri occasionali di sesso e non riesce ad abbandonarsi a una vera storia d'amore per paura di quell'abbandono che ha già vissuto con la morte della madre e poi dell'amato padre. Il film, il quarto americano di Muccino - dopo La ricerca della felicità, Sette anime e Quello che so sull'amore - è basato su una sceneggiatura di Brad Desch. Nel cast anche: Aaron Paul, Kylie Rogers, Quvenzhané Wallis, Janet McTeer, Octavia Spencer, Jane Fonda, Bruce Greenwood e Michelle Veintimilla. Russell Crowe, dice Muccino, «è un gigante che mette anche paura. Dice solo quattro parole sussurrate in un angolo e controlla se tutto è a posto. Mi sono sentito osservato come un insetto al microscopio per qualche giorno e solo quando ha capito che potevo dirigere la nave si è sbloccato». Per la straordinaria attrice bambina (Amanda Seyfried) solo elogi: «E’ davvero un prodigio. E poi i bambini si portano addosso le scene di dolore anche quando hanno finito di girare, anche il giorno dopo».

«Da Hollywood, aggiunge, «sono stato viziatissimo specie con i primi due film con Willy Smith che mi ha come protetto. Ma Hollywood non è così. Oggi i registi sono licenziabili, ti controllano il girato. Insomma chi fa il mio lavoro ha ormai pochi spazi di manovra. Loro vogliono lavorare sul sicuro, fare i film in cui ci sono di mezzo i giocattoli, come quelli Marvel, e i lavori drammatici sono così sempre meno».

Nel futuro del regista ci sono “Paura di volare” tratto dal romanzo di Erica Jong e “L'estate addosso” (Summertime) da girare in Italia, film sulla generazione dei diciottenni di oggi in viaggio in America. Per questo film dedicato ai tre figli (Silvio Leonardo, Ilan e Penelope) anche una sequenza autobiografica. «Quando Kate chiede al padre preoccupata quando morirà è una cosa che è successa a me con mia figlia. Che cosa si può dire in questi casi: che si camperà altri mille anni. Non si può fare altro».

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