Muccino: racconto l’America in “Padri e figlie”

Il regista presenta il nuovo film girato negli Usa con Russell Crowe nel ruolo di protagonista
ROMA. «Il mio film più completo su vita, amore, paura di amare, caducità delle cose e che racconta anche il significato dell'infanzia. La causa e l'effetto di quello che accade nei primi sei anni di vita e che determinerà le nostre attitudini». Descrive così Gabriele Muccino il suo film “Padri e figlie”, in sala in 400 copie dal 1 ottobre con 01. In scena la storia di un padre scrittore già premio Pulitzer, Jake Davis (Russell Crowe), che si trova a gestire con difficoltà una bambina di sei anni Katie (una Amanda Seyfried da Oscar) dopo la morte della moglie. Il fatto è che Kate, dopo l'incidente d'auto in cui è morta la moglie, si ritrova ad avere i sintomi di un serio disturbo mentale ed è anche in crisi creativa. Ventisette anni dopo, Katie (Diane Kruger) è una ragazza che vive a New York, da anni lontana dal padre, che combatte i demoni di un'infanzia tormentata e la sua incapacità di abbandonarsi ad una storia d'amore. La ragazza ha solo incontri occasionali di sesso e non riesce ad abbandonarsi a una vera storia d'amore per paura di quell'abbandono che ha già vissuto con la morte della madre e poi dell'amato padre. Il film, il quarto americano di Muccino - dopo La ricerca della felicità, Sette anime e Quello che so sull'amore - è basato su una sceneggiatura di Brad Desch. Nel cast anche: Aaron Paul, Kylie Rogers, Quvenzhané Wallis, Janet McTeer, Octavia Spencer, Jane Fonda, Bruce Greenwood e Michelle Veintimilla. Russell Crowe, dice Muccino, «è un gigante che mette anche paura. Dice solo quattro parole sussurrate in un angolo e controlla se tutto è a posto. Mi sono sentito osservato come un insetto al microscopio per qualche giorno e solo quando ha capito che potevo dirigere la nave si è sbloccato». Per la straordinaria attrice bambina (Amanda Seyfried) solo elogi: «E’ davvero un prodigio. E poi i bambini si portano addosso le scene di dolore anche quando hanno finito di girare, anche il giorno dopo».
«Da Hollywood, aggiunge, «sono stato viziatissimo specie con i primi due film con Willy Smith che mi ha come protetto. Ma Hollywood non è così. Oggi i registi sono licenziabili, ti controllano il girato. Insomma chi fa il mio lavoro ha ormai pochi spazi di manovra. Loro vogliono lavorare sul sicuro, fare i film in cui ci sono di mezzo i giocattoli, come quelli Marvel, e i lavori drammatici sono così sempre meno».
Nel futuro del regista ci sono “Paura di volare” tratto dal romanzo di Erica Jong e “L'estate addosso” (Summertime) da girare in Italia, film sulla generazione dei diciottenni di oggi in viaggio in America. Per questo film dedicato ai tre figli (Silvio Leonardo, Ilan e Penelope) anche una sequenza autobiografica. «Quando Kate chiede al padre preoccupata quando morirà è una cosa che è successa a me con mia figlia. Che cosa si può dire in questi casi: che si camperà altri mille anni. Non si può fare altro».
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