Muore “Papy Groove”, inventò la disco music

25 Marzo 2020

Il coronavirus si è portato via una leggenda della musica. Ieri è morto a Parigi, dove era ricoverato da alcuni giorni, Manu Dibango, uno dei padri della musica africana contemporanea. Aveva 86 anni...

Il coronavirus si è portato via una leggenda della musica. Ieri è morto a Parigi, dove era ricoverato da alcuni giorni, Manu Dibango, uno dei padri della musica africana contemporanea. Aveva 86 anni e nei mesi scorsi era in tour.
Gli ottant'anni li aveva festeggiati con un concerto all'Olympia. Dibango, ribattezzato “Papy Groove”, ha lasciato un'orma indelebile nel mondo della musica grazie a un brano che, come ricorda Jovanotti, che lo ha voluto in “Musica” nel suo “Lorenzo 2015 CC”, «si è inventato la disco music». Il brano in questione è “Soul Makossa”, irresistibile e ipnotico mix di suoni e ritmi costruito attorno a una sorta di scioglilingua, «mama-ko-mama-sa-maka-makossa» (la lingua è il Douala, makossa è una danza del Camerun) che nel 1972 ebbe un successo clamoroso. Dieci anni dopo quello scioglilingua è stato usato da Michael Jackson in “Wanna Be Startin' Something”: Papy Groove fece causa, Jackson si difese sostenendo che era convinto fosse Swahili. Risultato, un accordo extragiudiziale. Non è andata altrettanto bene con Rihanna chelo ha usato in “Don't Stop The Music”: la cantante ha sostenuto di averlo preso da Jackson.
Questioni legali a parte, il brano ha fatto il giro del mondo, mescolandosi a ogni tipo di genere musicale. Una sintesi della vita di questo straordinario personaggio che ha studiato musica in Francia, e che già negli anni '60 comincia con gli African Jazz a inseguire il suo progetto di una musica che inglobasse le tradizioni del suo continente con il Jazz, il Soul, il Funk.
E diventando l'anticipatore della disco e uno dei fondatori della World Music, anni prima che questa idea fosse riassunta in un concetto. Un visionario, nominato ambasciatore dell'Unesco, che ha aperto una strada nuova all'idea stessa di contaminazione musicale, allargando, come scrive oggi Jovanotti, «gli orizzonti del sound e quindi del mondo».