Musicarello shock: al Florian le ragazze libere di scegliere

2 Marzo 2024

PESCARA. «Farai come ti pare quando ti sposerai!». Italia 1960: in una cittadina di provincia una ragazza prigioniera delle regole paterne sogna di essere salvata dall’amore, quello meraviglioso di...

PESCARA. «Farai come ti pare quando ti sposerai!». Italia 1960: in una cittadina di provincia una ragazza prigioniera delle regole paterne sogna di essere salvata dall’amore, quello meraviglioso di cui parlano le canzoni. Ma una volta sposata scoprirà chi è e cosa vuole davvero, e imparerà a lottare per realizzarlo. “Musicarello Shock” è la seconda proposta della rassegna “Femminile Plurale - L’Arte delle Donne”, organizzata per il 3° anno a Pescara dal Centro di produzione teatrale Florian Metateatro con la direzione artistica di Gulia Basel e Chiara Sanvitale. Secondo dei cinque appuntamenti al Florian Espace, “Musicarello shock” di Matilde D’Accardi, anche regia, interprete Valentina De Giovanni, pure autrice della drammaturgia musicale, va in scena stasera (20.45) e domani (17.30). A seguire postPlay, momento di riflessione e scambio tra ospiti e pubblico, fruibile anche sui canali social del Florian, a cura di Alessio Tessitore. Il monologo musicale “Musicarello shock”, liberamente ispirato alla storia della prima divorziata d’Italia, racconta vicende, pensieri ed emozioni di molte ragazze del Boom, purtroppo ancora attuali. De Giovanni, che un anno fa portò nella rassegna pescarese lo struggente omaggio a Gabriella Ferri “Sono partita di sera”, stavolta attraverso note canzoni italiane degli anni ’50, ’60 e primi ’70 ricostruisce tra ironia e nostalgia la battaglia delle donne per l’introduzione dell’istituto del divorzio in Italia (legge Fortuna-Baslini, promulgata nel 1970). «Musicarello shock è uno spettacolo di teatro-canzone. Valentina De Giovanni è molto brava, dovrebbe essere ancora più conosciuta per quanto è brava» spiega la curatrice Basel. «Le canzoni ricreano l’atmosfera degli anni della vicenda e delle battaglie delle donne per il divorzio. Certo, il divorzio serviva anche agli uomini, ma per le donne fu un qualcosa in più, almeno si raggiunse una parità legale, fu un momento di crescita della libertà femminile, per iniziare a incrinare, almeno a livello giuridico, cappe opprimenti per le donne, e segnò un cambio di mentalità, con la messa in dubbio del mito dell’amore romantico quale unico destino degno per una donna». Prosegue oggi il laboratorio di teatro comunicativo “Libere, frivole e non addomesticabili”, condotto da Monica Ciarcelluti e promosso da Arterie con Florian Metateatro e Collettivo Zona Fucsia.