Natale horror e da ridere Donne in crisi e scandalose

Un ladro e un prete in viaggio nel tempo e nello spazio fino in Palestina anno zero, in un grande presepe vivente, a pochi giorni dalla nascita di Gesù. Due anni dopo “L’ora legale” Salvatore Ficarra...
Un ladro e un prete in viaggio nel tempo e nello spazio fino in Palestina anno zero, in un grande presepe vivente, a pochi giorni dalla nascita di Gesù. Due anni dopo “L’ora legale” Salvatore Ficarra e Valentino Picone con Il primo Natale propongono una favola laica ed edificante rivolta a grandi e piccini, credenti (di ogni confessione, assicurano) e non credenti.
Interpreti e registi del loro sesto film, i due comici palermitani ne sono anche sceneggiatori con Fabrizio Testini e Nicola Giaglianone. Budget di 11 milioni di euro, riprese in Marocco, film in costume, “Il primo Natale” è una commedia travestita da peplum kolossal, ambientata duemila anni fa ma con un messaggio di fratellanza ancorato al presente. La storia prende le mosse dal furto compiuto a Roccadimezzo Sicula alla vigilia delle feste natalizie dal ladro ateo Salvo (Ficarra), specializzato in arte sacra, nella chiesa di don Valentino (Picone), devoto alla tradizione del presepe. Il parroco insegue il furfante, ma per una magia i due attraversano lo spazio-tempo ritrovandosi in Palestina pochi giorni prima della nascita del Bambino. Da lì inizia una serie di avventure. Inseguiti da Erode (Massimo Popolizio), convinto che i due stranieri abbiano informazioni sull'arrivo del Salvatore, il ladro e il prete finiscono per unirsi ai ribelli Zeloti.
Natale horror con Black Christmas, remake di Sophia Takal della pellicola del 1974 “Un Natale rosso sangue” di Bob Clark. Anche stavolta un serial killer prende di mira le studentesse dell’Hawthorne College appartenenti alla confraternita Mke. Mentre gli studenti festeggiano con un party la fine del semestre e le prossime vacanze di Natale, Helena viene uccisa. Altre sorelle dell’Mke sono aggredite da una figura mascherata. Tuttavia le ragazze, guidate dalla tosta Riley (Imogen Poots), decidono di organizzarsi e passare al contrattacco.
Cate Blanchett è la protagonista di Che fine ha fatto Bernadette? di Richard Linklater, autore della trilogia “Before Sunrise” (1995), “Before Sunset” (2004), “Before Midnight” (2013) e del notevole “Boyhood” girato nell’arco di 12 anni. In questo 20° lungometraggio il 59enne regista e sceneggiatore di Houston, adattando il romanzo del 2012 “Where’d you go, Bernadette” di Maria Semple, racconta il mistero del passato di una donna, sepolto sotto la routine familiare. Bernadette (Blanchett) abita a Seattle col marito Elgie (Billy Crudup) e la figlia Bee (Emma Nelson). Mentre lui è sempre più occupato in un progetto per Microsoft, Bernadette, che era una brillante architetta, vive con nevrosi la condizione di casalinga. Sempre più in crisi, si allontana in cerca della propria identità. A Elgie e Bee il compito di ritrovarla.
Contro regole bigotte e misogine va la protagonista di Dio è donna e si chiama Petrunya, Premio giuria ecumenica alla Berlinale, della regista macedone Teona Strugar Mitevska. Giudicata non bella (è un po’ sovrappeso) e non giovane (32 anni), Petrunya con la sua laurea in storia è bocciata e derisa a ogni colloquio di lavoro nella natìa cittadina di Štip. Dopo l’ennesima delusione la ragazza si trova a passare in mezzo alla rituale cerimonia ortodossa riservata ai maschi: una croce di legno viene lanciata nel fiume e chi la recupera avrà un anno di prosperità. Nessuno riesce nell’impresa. Sfidando la patriarcale tradizione Petrunya si tuffa e prende la croce, nello scandalo generale.
Dagli Stati Uniti il thriller psicologico Nancy dell’esordiente Christina Choe, premio per la sceneggiatura al Sundance Festival. La mitomane e tormentata Nancy Freeman (Andrea Riseborougn) è abituata a inventarsi identità sul web e ingannare il prossimo. Seguito in tv il caso di una bimba scomparsa trent’anni prima, si presenta a casa di Leo (Steve Buscemi) e Ellen (J. Smith-Cameron) sostenendo di essere la loro figlia. Lei stessa se ne convince, e realtà e finzione finiscono per confondersi.
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