«Nduccio cambia pelle ed è un terribile Achab nel mio Moby Dick»

Il regista porta in scena a Pescara il capolavoro di Melville «L’attore vince sul cabarettista, è Giona ingoiato dalla balena»
PESCARA . Più di una novità attende gli spettatori di “Come il mare io ti parlo”, lo spettacolo che il regista abruzzese Claudio Di Scanno ha tratto dal capolavoro dello scrittore americano Herman Melville – quest’anno il bicentenario della nascita – “Moby Dick, or the Whale” (Moby Dick o la Balena), parabola sul racconto del male, della natura e degli uomini.
Venerdì 2 agosto “Come il mare io ti parlo”, produzione dell’ Ente Manifestazioni Pescaresi, va in scena in prima nazionale al teatro monumento D’Annunzio per la stagione di prosa Teatro al D’Annunzio – PeFest. Il regista Di Scanno, anima del Drammateatro di Popoli, ne firma riscrittura scenica e regia.
Attori protagonisti sono Germano D’Aurelio alias Nduccio, chiamato ad una impegnativa e inedita prova d’attore : il popolare cabarettista abruzzese sui palchi ha sempre portato verace comicità espressa in dialetto pescarese – nel ruolo del cupo Capitano Achab; Susanna Costaglione, attrice feticcio del Drammateatro, nei panni di Ishmael, alter ego del narratore, il giovane che si imbarca al seguito di Achab e sarà l’unico a salvarsi. Con loro una ciurma/coro di otto giovanissimi attori: Stefano Buccella, Rebecca Di Renzo, Enrico Valori, Jamal Mouawad, Lorenzo Valori, Pascal Di Felice, Francesco Salvatore, Pierluigi Lorusso. Musiche in scena di Marco Di Blasio con fisarmonica e bandoneon, musiche originali di Pierfrancesco Speziale, costumi di Annie Di Sante Marolli, luci e suono di Dario Marcheggiani.
Novanta minuti di spettacolo totale che si annuncia avvincente, fatto di ritmo, musica, canto, danza intorno alla caccia all’enorme balena bianca, perturbante allegoria della natura umana nella sfida all’ignoto, gli abissi dell’anima. Di “Moby Dick, la balena bianca” resta memorabile il film del 1956 diretto da John Huston, tratto dall’omonimo romanzo di Melville, adattato per il cinema da Ray Bradbury, un cast d’eccezione con Gregory Peck (capitano Achab), Orson Welles (padre Mapple), Richard Basehart (Ismaele).
Di Scanno, una sfida anche drammaturgica?
Una bella avventura misurarsi con “Moby Dick”, infinita, aggrovigliata interrogazione sulla natura dei comportamenti umani viziati dalla non-ragione. Tutto ciò che accade tra la Balena e il Capitano Achab è generato dall’uomo, Achab, che non tiene conto di essere al mondo. La natura agisce oltre gli itinerari umani: Moby Dick diventa l’ossessione di vendetta che porterà Achab alla distruzione lasciando una moglie giovane e un figlio mai conosciuto.
Qual è la chiave di lettura che ha voluto dare nella sintesi del romanzo?
L’elemento del rimorso segna profondamente il nostro spettacolo. La Balena è il rimorso che nutre e divora al contempo Achab. Moby Dick è un po’ la sposa abbandonata, Achab è un peccatore, una specie di Giona ingoiato dalla balena. Ci sono altre sorprese, ma saranno svelate a teatro.
Come si è trovato a lavorare con un cabarettista di razza, non “addomesticato” al lavoro dell’attore di teatro?
Germano D’Aurelio è stato proposto dalla produzione (l’Emp, ndc) per la novità che rappresenta in questo contesto ed io ho accettato subito. La sfida era non fargli fare Nduccio. Per me è stato naturale metterlo al servizio del teatro vero, entusiasmante fargli scoprire giorno dopo giorno il lavoro drammaturgico. Germano è un one-man-show ma qui ha saputo interagire con 10 attori, ha lavorato sotto un altro profilo e lui stesso si dice entusiasta dell’esperienza. Grazie alla sua umanità e sensibilità artistica ha costruito un Achab profondo. La sorpresa vera sarà scoprire un attore maturo e sensibile che ha saputo creare un personaggio oltre gli schemi più scontati».
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