Nduccio e le Novelle del Vate per “Il racconto di Turlendana”

TAGLIACOZZO. In scena “Il racconto di Turlendana”, storie di vini, mariti e cantine, azione drammatica per attore comico, attrice, fisarmonicista parlante e sestetto di ottoni, ispirato a una novella...
TAGLIACOZZO. In scena “Il racconto di Turlendana”, storie di vini, mariti e cantine, azione drammatica per attore comico, attrice, fisarmonicista parlante e sestetto di ottoni, ispirato a una novella di Gabriele D’Annunzio. La prima oggi (ore 17) al teatro Talia di Tagliacozzo, produzione di Profumo di Scena. La musica è di Paolo Rosato, coautore del testo con Rossella Mattioli, che firma la regia, e Germano D’Aurelio, in arte Nduccio, anche nei panni dell’eroe eponimo. Musiche eseguite da Francesco Di Tizio alla fisarmonica e dal sestetto Gli ottoni di Claudio. Nelle Novelle della Pescara del Vate (1902), sono presenti, tra gli altri, due racconti che narrano del ritorno a Pescara di Turlendana (“Turlendana ritorna” e “Turlendana ebro”), un curioso personaggio, partito per mare e dato per disperso, così la moglie Rosalba Catena, titolare di una cantina, si risposa. Nella storia si alternano e si mescolano melologo e dramma, forma mimetica e narrativa, registri alti e bassi, tanto nella musica — dal contemporaneo al popolare — quanto nella lingua, che alterna italiano e dialetto pescarese. L’intreccio dannunziano si arricchisce di testimonianze che Nduccio-Turlendana riporta. Scopriamo così, tra l’altro, che fino agli anni ’80 a Pescara c’era ancora la cantina di Saullitte e di cui ci parla d’Annunzio stesso.