Nei boschi di faggi del Parco nazionale

30 Aprile 2017

Da passo Godi alla Stazzo dell’Affogata tra fiori e muschio

I boschi di faggio del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise sono stupendi in tutte le stagioni, posseggono qualcosa di fiabesco, magico. Se ne possono attraversare molti, tutti incantevoli e suggestivi, tutti freschi e affascinanti.
Il bosco che conduce da passo Godi alla Stazzo dell’Affogata è un bosco fatato dove, in questo inizio di primavera, i fiori sbucano coloratissimi tra muschio, foglie secche e sassi e i fusti degli altissimi faggi sembrano carezzare il cielo azzurro. Il punto di partenza del sentiero denominato H1 si trova poco dopo il Passo Godi provenendo da Scanno a quota 1520m. Si parcheggia l’automobile e si è subito sull’evidente sentiero che attraversa un piccolo ruscello di acqua fresca e limpida. Per i primi 4 km l’escursione si svolge nel bosco su una comoda carrareccia senza salire moltissimo di quota: una passeggiata immersi nei profumi e i colori della natura.
Al termine della carrareccia (poco più di un’ora) il sentiero si inerpica nel bosco (seguire attentamente i segni bianco rossi) attraversando anche prati d’altura grandi, piccoli e verdissimi. Dopo 40 minuti si è a quota 1860m e ad un bivio: il sentiero H1 continua fino a scendere a Villetta Barrea, il sentiero H2, sulla sinistra, sale ancora e ci porterà sulla Sella di Rocca Chiarano. Alle spalle prende forma un panorama molto ampio: il Monte Marsicano fa la parte del leone e si possono osservare tutte le vette della riserva integrale della Camosciara, fino alla parte più meridionale del Parco, le Mainarde. Si è sullo stazzo dell’Affogata, un campo immenso di spinaci selvatici quando arriva la loro stagione. Lo si attraversa e si sale senza strappi tenendo d’occhio la cresta arrotondata che si ha davanti. In circa mezz’ora si arriva alla sella di Rocca Chiarano (circa 2 ore e mezza dalla partenza) e ci si affaccia sul panorama che dà verso est, verso Roccaraso e gli impianti di Monte Pratello. Un po’ più a Nord la Majella ci abbraccia con il suo mantello disteso nel cielo sereno, sembra volare. Più a Sud il Monte Greco, il più alto del Parco che però si vede di rado: bisogna salire per ammirarlo degradare verso la splendida e ricca valle sottostante del Chiarano e sul Lago Pantaniello e omonimo stazzo. Verso nord la sella si allunga sulla splendida Serra di Rocca Chiarano, una cresta superlativa, rocciosa e movimentata che arriva fino al Monte Scalone. Verso sud il sentiero J5 porta a Barrea e percorre una larghissima radura dove si può correre con i cervi e giocare a nascondino con i camosci. Come tante altre escursioni nel Parco, anche questa la si deve definire come un tuffo dentro la natura più ricca, le distese di valli e monti più ampie, dentro i silenzi rotti solo dal fischiare del vento.
Ad ammirare tanta straordinarietà non ci si stanca, si può rimanere seduti a lungo sulla sella a a sentirsi liberi. Se si hanno lampade frontali per affrontare le ore serali si può attendere in quota che il tramonto accarezzi le montagne frastagliate e si può ascoltarlo mentre cambiano i suoni della dove qualcuno va a dormire e altri si svegliano.
Un fascino infinito che conquista l’anima e la placa.
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