Nel cuore della vecchia città alla ricerca dei buchi neri

13 Giugno 2016

All’Icranet di Pescara cinquanta scienziati indagano i misteri dell’universo Ospite abituale è Roy Patrick Kerr, insignito del prestigioso Crafoord Prize

PESCARA. Visionare l’intero universo dal centro di Pescara, per la precisione piazza della Repubblica, edificio della vecchia stazione, in una porzione di territorio dichiarato extraterritoriale. Qui si trova uno dei centri dell’Icranet (International center for relativistic astrophysics network), l'organizzazione internazionale che promuove attività di ricerca nel campo dell'astrofisica relativistica, e parte della rete mondiale che comprende quattro stati e tre università e centri di ricerca (Armenia, Brasile, Italia, lo Stato Vaticano, l'università di Arizona e di Stanford, negli Usa e l'Icra), istituito 13 anni fa dal fisico Remo Ruffini.

Una rete che conta 500 tra ricercatori e scienziati di tutto il mondo di cui una cinquantina a Pescara.

A parlare di metrica di Kerr-Schild ed equazione di campo di Eistein, di campo gravitazionale, buchi neri e orizzonte degli eventi nell’istituto pescarese è, tra i tanti docenti e scienziati, anche Roy Patrick Kerr, matematico neozelandese, scopritore della “Metrica di Kerr” (importante nell’indagine scientifica che ruota intorno alla Teoria della relatività) insignito il 26 maggio scorso del “Crafoord Prize”, il corrispettivo in astrofisica del Premio Nobel. Lo scienziato, classe 1934, professore dell’Icranet di Pescara, ha ricevuto nei giorni scorsi la cittadinanza onoraria della città adriatica. Per l’amministrazione comunale «è un privilegio avere lo scienziato Kerr come docente nella nostra città e anche come concittadino», si spiega nelle motivazioni ufficiali.

Dalla nascita dell’Icranet i 50 ricercatori ospitati a Pescara hanno già pubblicato ricerche importanti relative ai buchi neri e hanno contribuito a risolvere le equazioni di Einstein, ad esempio, sul Big bang. Pescara è soltanto uno – e importante – degli anelli che compongono il network scientifico “diffuso” di Icranet e che attira, in controtendenza con la fuga dei cervelli che affligge l’Italia, un gran numero di “menti brillanti” (come Kerr definisce i suoi studenti), dottorandi ad altissimo potenziale, che poi si legano al nostro Paese, imparandone la lingua e talvolta scegliendolo come luogo di residenza. L’assegnazione a Kerr del “Crafoord Prize” (istituito nell’82 anche per la matematica, le scienze geologiche e biologiche e gli studi sulla poliartrite e dal valore circa di un milione di euro, come tutti i Premi Nobel) per il suo lavoro sulla rotazione dei buchi neri e le loro conseguenze astrofisiche, fa emergere il peso di indagini scientifiche che nell’attività quotidiana restano silenti, nel chiuso di laboratori e ricerche. Dalla sua istituzione, solo sei astronomi o astrofisici si sono distinti per il “Crafoord Prize”. «Un privilegio avere tra i nostri professori Kerr», commenta il direttore dell’Icranet Ruffini, il quale spiega che «partendo dalla sua scoperta di una soluzione delle Equazioni di Einstein io e John Archibald Wheeler abbiamo introdotto questa soluzione nella descrizione dei processi fisici e astrofisici fondamentali attribuendo a essi il nome “Black hole”, buchi neri. Durante la consegna del Crafoord Prize all’Accademia delle scienze di Svezia», ha aggiunto Ruffini, «è stata data attenzione all’interpretazione dei dati dell'evento annunciato da Ligo sulle onde gravitazionali».

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