«Nel mio lavoro c’è l’Abruzzo e la sua pietra»

Garutti e la sua opera aprono il Maxxi dell’Aquila e a No Man’s land di Loreto arriva l’installazione internazionale Tutti i passi
PESCARA. «La cosa bella che mi ha coinvolto nel lavoro che realizzerò in Abruzzo è stata la scelta della pietra della Maiella, una pietra di varie dimensioni e colori su cui verrà incisa la mia iscrizione. Mi piace riportare nell’opera il territorio del luogo a cui è destinata».
Il progettista lombardo Alberto Garutti è atteso il 21 giugno all’Aquila per l’inaugurazione della sua opera nella nuova sede del Maxxi e il 23 giugno a Pescara, dove in mattinata terrà una relazione alla facoltà di architettura della “d’Annunzio”. Nella stessa giornata sarà a Loreto Aprutino sul sito di No Man’s Land in contrada Rotacesta, per l’inaugurazione della sua installazione permanente. L’opera, realizzata da un artigiano di Lettomanoppello, reca inciso “Tutti i passi che ho fatto nella mia vita mi hanno portato qui, ora”. Garutti, spesso chiamato a realizzare opere pubbliche per città e musei, ha già installato “Tutti i passi” all’aeroporto di Malpensa e nella stazione Cadorna di Milano, in piazza Santa Maria Novella a Firenze e alla Biennale di Kaunas in Lituania.
«Una piccola scritta e un messaggio grande che parla a tutti: chi passa non potrà evitare di pensarci» afferma l’artista. Un lavoro attuale più che mai, sottolinea, sul tema dell’ubiquità, il senso della rete che ci connette tutti nel mondo, il network globale. E una riflessione su tutta la vita finora percorsa ognuno per conto proprio, su tutti i passi che hanno portato “qui, ora”. Garutti racconta dalla sua abitazione milanese, «in un città paralizzata, una bella prova di sofferenza mentre la primavera spinge, è una situazione paradossale, dobbiamo cercare di immaginare e trasformare il male in qualcosa di positivo». L’artista di Galbiate accenna al suo lavoro in preparazione per L’Aquila, del «fantastico» paesaggio abruzzese, di Pescara «città di grande vitalità culturale e sensibilità emotiva, una cosa che mi rassicura e mi fa stare bene; condivido anche una lontana parentela: la compagna di mio figlio è di Pescara». Un rapporto «vivace e appassionato» con l’Abruzzo insomma, i cui punti fermi restano l’amore sempre vivo per l’amico scomparso Ettore Spalletti e l’elogio all’operato di Mario Pieroni, alla sua capacità di instaurare «relazioni potenti, che amplificano il messaggio dell'arte». Nell’attesa dell’incontro di giugno con gli studenti del dipartimento di architettura della “d’Annunzio” Garutti, che è stato docente dell'Accademia di Brera e attualmente allo Iuav di Venezia, dice: «Ho sempre pensato al mio rapporto con gli studenti come a un prolungamento del mio lavoro con gli artisti. Investire nella cultura è fondamentale, ai giovani abbiamo il dovere più che di insegnare la storia dell’arte, di allenare il muscolo dell’emotività. Fare un’educazione sentimentale è lavoro difficile ma utilissimo. Lo stiamo vedendo adesso, i valori primari sono la vita, la natura, un bene preziosissimo che abbiamo maltrattato lasciando inascoltato il grido di scienziati e climatologi. Questo virus molto intelligente se la sta spassando, ha capito benissimo che gli uomini si muovono come nessuno al mondo. La natura si sta ribellando, ci sta dicendo che abbiamo sempre a che fare con l’altro. Quello che sta accadendo ci fa riflettere che gli altri, la gente, siamo noi. Dobbiamo ripensare agli effetti dei comportamenti umani, una riflessione che l’arte fa. Gli artisti saranno magari scellerati ma l’arte è propositiva come la natura, non a caso si parla di “belle arti”, dobbiamo ascoltare questa lezione di bellezza». «Fare un’opera d'arte», chiude, «è esperienza conoscitiva, necessaria, nutriente, dobbiamo coltivare la curiosità, l’interesse per l’arte, investire sui giovani, la nostra bussola per il futuro. Come il cervello di un neonato sulla vita che verrà».
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