Niccolò Fabi: «Il mio disco? Medicina per i momenti difficili»

23 Aprile 2016

ROMA. «Un disco in solitudine, un disco essenziale nato per sottrazione in due mesi, un disco voce e chitarra, lontano dalle logiche di mercato, di quelli che devi fare almeno una volta nella vita...

ROMA. «Un disco in solitudine, un disco essenziale nato per sottrazione in due mesi, un disco voce e chitarra, lontano dalle logiche di mercato, di quelli che devi fare almeno una volta nella vita (e non sempre sono i più fortunati) e che io ho deciso di fare ora, nel momento forse più alto della mia carriera dopo l'esperienza con Daniele Silvestri e Max Gazzè». Niccolò Fabi, reduce dal trio con i due amici che lo ha reso più consapevole della sua identità artistica, racconta così il nuovo progetto discografico, “Una somma di piccole cose”, l'album di inediti uscito ieri per Universal Music e scritto, suonato e registrato nelle campagne romane: uno dei più intensi che abbia dato alle stampe, nove piccole stelle luminose che danno nuova linfa alla vena poetica e compositiva del cantautore romano.

«È un disco “piccolo” se confrontato all'esperienza del trio, ma in parte nasce da lì. Dal fatto che ognuno di noi tre ha potuto mettere in luce ed esaltare le proprie caratteristiche: il lato comico di Max, quello intellettuale e narrativo di Daniele, quello emotivo e lirico che esprimo io. Aspetti che poi si sono manifestati prepotentemente nei nostri rispettivi album. Dal trio siamo usciti rafforzati», spiega. “Una somma di piccole cose” è l'8° disco in studio di Fabi, un album unitario, lineare, nel quale si alternano dinamiche emotive personali e collettive, dove il disagio sociale fa da contraltare all'amore e il dolore va a braccetto con i temi ambientali.

«Il disco ha un'identità ben precisa, trovo che sia terapeutico, sostitutivo delle benzodiazepine: una medicina per i momenti di difficoltà, una coccola per chi ne ha bisogno. Perché l'amarezza e la tristezza sono il quotidiano di tante persone. Ecco, vorrei che fosse vissuto come un disco strumentale, vorrei essere di sottofondo. Ma non è un pozzo senza fondo e senza speranza», spiega il cantautore romano, «è la somma di piccole cose che fanno piacere». Non sarà il Darth Fener della musica, ma certo in passato non è stato generoso con se stesso. «Ho sempre pensato che il mio talento artistico non fosse all'altezza delle mie aspettative. Non mi piacevo. Solo da poco ho gradualmente sconfitto le mie reticenze: mi trovo migliorato e ora, finalmente, mi sembra che la musica che faccio possa far parte della musica che ascolterei a prescindere». Sulla scelta di essere al Concertone di Taranto il 1° maggio, Fabi spiega che la sensazione avuta è che «per la gente di Taranto la presenza di artisti in quel luogo sia particolarmente significativa. Io non ho predisposizione al megaraduno, il mio modo di comunicare è più ad personam, però è importante esserci».

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