Nino Buonocore stasera a tutto jazz

L’autore di “Scrivimi” e “Rosanna” chiude a Cellino Attanasio la rassegna Concerti delle Abbazie
TERAMO. La dolcezza in jazz di Nino Buonocore per la conclusione dei Concerti delle Abbazie, rassegna organizzata per il settimo anno in storici siti del Teramano dall’associazione Luzmek, con Valle delle Abbazie e Itaca, direttore artistico Carlo Michini. Appuntamento oggi sulla terrazza belvedere di Cellino Attanasio alle 21,15. Il concerto del cantautore napoletano sarà incentrato sull’album “In Jazz”, registrato dal vivo a fine febbraio 2020 nell’auditorium Parco della Musica a Roma e pubblicato a gennaio 2021. Chitarra e voce, l’autore di “Scrivimi”, “Rosanna” e altri successi, una carriera iniziata col rock, consolidatasi tra pop e cantautorato, e approdata al jazz, sarà accompagnato da Antonio Fresa al pianoforte, Antonio De Luise al contrabbasso e dal teramano Bruno Marcozzi alla batteria. In apertura concerto pianoforte e voce del cantautore frusinate Luciano D’Abbruzzo, Premio De André 2016.
Buonocore, avete registrato “In Jazz” pochi giorni prima della chiusura del Paese per la pandemia. Con quale spirito avete lavorato alla sua pubblicazione, avvenuta un anno dopo?
La pandemia ci ha colto di sorpresa. Sei giorni prima del lockdown avevamo organizzato la registrazione e poi è come rimasto tutto lì. Il disco doveva essere volano di una tournée. Abbiamo dovuto riordinare le idee. Ma il disco mantiene intatto lo spirito libero con cui è stato registrato, che era poi la voglia di riproporre le mie canzoni in versione jazz.
Con Marcozzi aveva già collaborato?
Assolutamente sì. L’esperienza jazz mi ha insegnato anche la libertà nelle collaborazioni. La mia precedente vocazione pop mi aveva portato a costruire un gruppo statico, fisso. La filosofia jazz fa affrontare la musica in modo totalmente diverso, si lavora su canovacci, e di volta in volta amo variare la composizione del gruppo.
Cosa ha ispirato una ventina di anni fa la svolta jazz?
Sono sempre stato attratto da questo modo di interpretare la musica e trovo che le mie canzoni si prestino a essere jazzate. Ci sono passaggi nella crescita di un artista che avvicinano alla dimensione naturale, è un percorso in cui, se sei fortunato, incontri musicisti che ti aiutano a trovare e sfruttare la tua vocazione naturale. È amore per la ricerca, curiosità di esplorare il vasto territorio della musica.
Tra i grandi jazzisti coi quali ha suonato c’è il trombettista Chet Baker, nel 1988, poco prima della morte.
Avevo ascoltato un disco di Elvis Costello, “Shipbuilding”, in cui lui suonava. Ho tentato disperatamente di incontrarlo. All’inizio con timore reverenziale, ma quando la musica è condivisa cadono tutti gli steccati e le divisioni in generi. È stato proprio lui a farmi capire che l’interprete può dare qualcosa in più a un brano e che la sua tromba poteva sposarsi a quello che scrivevo.
Il suo maggiore successo “Scrivimi” ha avuto 15 versioni, da Anna Oxa a Laura Pausini. Quale ha amato di più?
È una canzone difficile da interpretare, non voglio sembrare immodesto ma la mia versione resta la migliore. Per la magia creata tra voce e armonia ho amato la versione del brasiliano Renato Russo, artista molto famoso nel suo Paese, dove portò il pezzo al primo posto in classifica cantando in italiano.
