No Man’s Land saluta il suo “pastore” Baruchello

L’artista internazionale scomparso a 98 anni ha animato progetti d’arte nel museo all’aperto di Loreto
LORETO APRUTINO. «Ciao Baruk, ti ricordiamo a No Man’s Land, piccoli e grandi insieme alle tue pecorelle, un po’ smarrite senza di te». Poche ma affettuose parole sulla pagina Facebook di Ram radioartemobile – Zerynthia Associazione per l’arte Contemporanea OdV, accompagnate dalla foto di Gino Di Paolo che ha immortalato l’artista Gianfranco Baruchello, scomparso sabato 14 gennaio a 98 anni, sul terreno di No Man's Land nell'estate 2018 circondato dai bambini dell’Istituto comprensivo di Loreto Aprutino e dalle 50 pecore di legno al centro della performance da lui ideata “Adozione della Pecora Lezione N.1” con la curatela artistica di Fondazione No Man's Land . Nella sua “Lezione”, l’eclettico Baruchello raccontava l’origine del progetto di “Adottare la pecora in legno portatile”, a metà tra gioco e immaginario dei giovani. Sul prato, il gruppo di bambini, genitori e partecipanti, insieme a lui che impartiva istruzioni d’uso e manutenzione, provava ad essere pastore di quel particolare gregge al fine di «agire come in un coro, identificandosi nel ruolo, prestando attenzione all’altro, alla forza dell’insieme più che del singolo, un gregge che decide all’unanimità, con la possibilità di continuare a essere pastore in città, a scuola, al lavoro, ovunque». «Meglio cento giorni da pecora che uno da leone» l’invito ultimo dell’operazione.
A differenza del gregge tradizionale con un unico pastore, quel gregge tendeva a definire una proprietà fondata sulla condivisione. «L'intera opera di Baruchello», ricordano Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier di Fondazione No Man's Land, «si è basata su proposte visionarie tese a innescare nuove dinamiche economiche e sociali». Grande protagonista della scena artistica italiana a partire dagli anni Sessanta e maestro dei nostri tempi, Baruchello era nato a Livorno il 24 agosto 1924.
Solida formazione giuridica ma con una spiccata sensibilità artistica, all’arte si dedica per gran parte della sua vita. Le sue opere fanno parte delle collezioni dei più importanti musei, non ultimo il Maxxi di Roma che accoglie “Piccolo Sistema”, sorta di compendio della poetica dell'artista. Celebre anche il progetto che Baruchello presenta nel 1989 al Festival di Spoleto, “Voci sull'acqua”, una performance che lo vede curare un bonsai di ginkgo biloba. Nel 1998, per volontà sua e della moglie, Carla Subrizi, professore di Arte contemporanea alla Sapienza di Roma, nasce la Fondazione Baruchello, con una sede di mille metri quadrati su 4 piani in via di Santa Cornelia a Roma, nel Parco Veio. Ieri l'ultimo saluto in Campidoglio, nella Sala del Carroccio.