Nobile e quell’impresa fallita al Polo nord

9 Giugno 2018

La disastrosa avventura del dirigibile Italia raccontata in un nuovo libro dello scrittore abruzzese Emilio Milisenda

La ricostruzione del secondo viaggio di Nobile alla conquista del Polo nord negli anni Venti, con il celebre dirigibile Italia è contenuto in un prezioso volume da poco edito e scritto dall’abruzzese Emilio Milisenda, esperto di filatelia, che tra l’altro racconta l'avventura di Nobile e dei suoi uomini anche attraverso le immagini dei francobolli. Il libro si intitola “Umberto Nobile e la spedizione del dirigibile Italia” (Edizioni Demgraf, Pescara). Si tratta di un’opera ricca e singolare capace di restituirci il senso dell'avventura di Nobile.
Il libro ripercorre giorno dopo giorno la vicenda della seconda spedizione polare di Nobile, utilizzando diverse fonti tra cui anche francobolli, buste e missive dell'epoca. Un’impresa che giunse dopo il successo della prima spedizione organizzata da Nobile in collaborazione con la Norvegia a bordo di un dirigibile non a caso chiamato “Norge”.
Qualche anno dopo Nobile ritentò l'impresa ma questa volta fu meno fortunato, infatti il dirigibile Italia dopo aver raggiunto il Polo nord al ritorno venne abbattuto da una tempesta. Alcuni uomini e il pallone scomparvero e non verranno ritrovati mai più. Nobile e altri invece furono costretti a soggiornare sulla calotta polare per più di un mese, in condizioni precarie, alcuni, come lo stesso Nobile, feriti.
Da questa incredibile avventura nacque il mito della Tenda rossa, una tenda che gli sperduti tra i ghiacci dipinsero di rosso, per poter essere avvistati dagli aerei. Tutto ciò fino al ritrovamento e al salvataggio effettuato da una nave rompighiaccio russa, dopo che i disperati appelli del radiofonista di Nobile, il quale era riuscito a riparare la radio del dirigibile, furono finalmente intercettati.
Tuttavia i guai per il generale Nobile non finirono lì, dato che, e questo Milisenda lo racconta benissimo, fu a lungo contestato. Tutto ciò perché Nobile fu il primo a salvarsi, dopo che un pilota di un aereo norvegese, atterrato per primo nei pressi della Tenda rossa, convinse il generale a farsi trasportare per primo. Un gesto che il valoroso comandante non avrebbe mai compiuto se il pilota norvegese, che sperava di essere ricordato come salvatore di Nobile, non lo avesse convinto, adducendo come scusa l'aiuto che il generale avrebbe potuto dare per il ritrovamento del dirigibile, in realtà come già detto sparito nel nulla. In effetti questa, che costituisce la parte finale del libro di Milisenda, è sicuramente la più coinvolgente e nello stesso tempo triste, perché descrive lo sciacallaggio che fu compiuto sul nome di Nobile, la cui fama presso i contemporanei fu infangata dell'equivoco del suo salvataggio che lui non avrebbe mai voluto.
Naturalmente Milisenda è tutto a favore di Nobile, per la cui riabilitazione occorsero diversi anni, dopo che la prima commissione di inchiesta effettuata in piena era fascista, fu particolarmente dura nel giudizio dato su di lui.
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