Noel Gallagher, un altro album senza Liam

22 Aprile 2023

L’ironia dell’ex Oasis: «Riformeremo la band e John Lennon tornerà dall'aldilà»

MILANO. «La musica in sé è la ricompensa» dice Noel Gallagher, il cantautore britannico che ha lanciato il brit pop, che il 2 giugno pubblica il nuovo album con High flying birds, Council skies. «Creare una canzone dal nulla che poi le persone accetteranno nelle loro vite», dice l'ex autore, chitarrista e a volte cantante degli Oasis, «è il privilegio più grande. E farlo ancora dopo trent’anni è incredibile, una cosa che non ho mai dato per scontato». La presentazione del disco è avvenuta a Milano, dove il cantante ha raccontato: «Sarebbe molto facile per me mettere su una band che suoni come gli Oasis, suonando ogni notte quattro canzoni nuove e venticinque pezzi degli Oasis. Sono sicuro che sarebbe un grande successo, ma non è la mia idea. Specialmente in questo periodo di guerre e merde del genere, se sei un artista, dovresti condividere cose buone con il mondo, anche se queste sono simboliche, dovresti farlo perché faresti felice qualcuno da qualche parte».
Con il quarto lavoro in studio del suo progetto solista, lanciato nel 2011, Gallagher ha fatto ritorno alla sua Manchester, che appare sulla cover del cd, firmata dal concittadino Kevin Cummins, che scattò anche le prime immagini degli Oasis. «Sto tornando», sottolinea l'artista, «alle mie origini. Sognare ad occhi aperti, alzare gli occhi al cielo e chiedermi cosa potrebbe essere la vita. Questo vale per me oggi come nei primi anni '90. Quando stavo crescendo in condizioni di povertà e disoccupazione, la musica mi ha salvato». Se non ci fosse stata la musica, magari Noel non avrebbe mai lasciato la sua Manchester, ma «se gli Oasis non fossero arrivati, qualcun altro», è il ragionamento del musicista, «sarebbe arrivato, perché c'è un bisogno da parte di una generazione di avere una band tutta sua e noi avevamo deciso di essere quella band. Se i Verve fossero esplosi tre anni prima i ruoli potevano anche essere inversi». Ma non è stata solo questione di essere al posto giusto nel momento giusto: «Abbiamo iniziato nel '94 e chi ha iniziato con noi riempie ancora le arene. Le nuove generazioni guardano ancora ai vecchi, i nostri eroi invece erano della nostra era. È imbarazzante, dovrei essere», scherza, «a gestire una fattoria». E invece Noel continua a fare nuova e buonissima musica, dai singoli Easy now, infuso di psichedelia tra cori e accordi di organo, a Pretty boy, con la sua ipnotica linea di basso, impreziosita dal contributo di Johnny Marr degli Smiths, fino a Dead to the world, che «ha la stessa vibe di un film noir». E un mood malinconico che pervade un po’ tutto l'album, sia perché «tutte le canzoni sono state scritte durante il lockdown», sia perché «ho attraversato alcune cose nella mia vita personale (il divorzio dalla moglie, n.d.r) e tutto viene fuori nelle canzoni. Non amo particolarmente la musica troppo cupa, penso che anche nella canzone più malinconica del disco ci sia sempre un po’ di speranza, penso che queste canzoni fossero il modo migliore di tornare, i testi nel loro insieme arrivano da un luogo di verità». All'album seguirà un tour che farà tappa l'8 novembre in Italia per un'unica data al Mediolanum Forum di Milano. Nel 2024 saranno invece i trent’anni dell'album di culto Definitely maybe: »Ho trovato nel caveau della Sony molti nastri che pensavamo persi dalle session di quell’Lp e sono fantastici. C'è un sacco di roba», spiega. A chi gli chiede se potrebbe suonare con il fratello minore Liam, con cui notoriamente le cose non finirono al meglio, Noel risponde con ironia: «Riformeremo la band, faremo un tour gigantesco e suoneremo in sequenza tutto, faremo anche Morning glory. Anche i Beatles si riuniranno e i Sex Pistols e John Lennon tornerà dall'aldilà».