«Non c’è giustizia senza riconoscimento di diritti»

Nelle introduzioni ai volumi firmate dal presidente Grasso un monito per il futuro della democrazia
«Non c'è legge, né diritto, né giustizia senza il pieno riconoscimento dei diritti e l'effettiva possibilità di realizzarli».
Lo scrive Pietro Grasso nell’introduzione al libro “I diritti dell’uomo e del cittadino”, uno degli otto testi di cui il Senato ha curato la pubblicazione in occasione del 60esimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, che ricorre il prossimo 25 arzo, l’atto fondativo della futura Unione europea.
«Non a caso», scrive il presidente del Senato, «la giurisprudenza della Corte di Giustizia sull'articolo 54 della Carta dei diritti fondamentali ha rimarcato come l'esercizio dei diritti inviolabili richiede nelle concrete vicende applicative il divieto dell'abuso del diritto, inteso come uso strumentale dello stesso ordinamento comunitario. Superando una logica di segno formale, è il contenuto dei diritti umani a imporsi come tratto di coerenza degli ordinamenti. Tanto la frode alla legge quanto l'abuso del diritto contrastano con i principi fondamentali posti alla base della giuridicità di ogni legislazione».
Sempre Grasso, nell’introduzione a “Donne che hanno fatto l’Europa”, un altro di questi testi, scrive: «Che cosa unisce una pedagogista come Anna Siemsen, nata in Vestfalia alla fine dell'Ottocento in una famiglia di pastori evangelici, all'erede di una facoltosa dinastia ebraica berlinese Ursula Hirschmann, un'italo-tedesca che ha sempre sostenuto, come Brecht, di aver cambiato "più frontiere che scarpe"? Che cosa lega la giurista belga Eliane Vogel-Polsky, femminista degli anni Settanta specializzata in diritto del lavoro, all'ottocentesca Louise Weiss, autrice del più bel discorso finora pronunciato al parlamento europeo? E cosa hanno in comune Sofia Corradi, la professoressa italiana che 30 anni fa ha dato il via al progetto Erasmus, e Fausta Deshormes, alta funzionaria della Commissione europea, con Simone Veil, ex deportata ad Auschwitz, magistrato, ministro alla Sanità in Francia? La risposta è una sola: l'Europa. Le donne cui è dedicato il presente volume hanno infatti investito gran parte della loro esistenza nella costruzione di un'Europa unita e in pace, l'Europa del pensiero, delle idee, della visione e della realtà. E' importante, anzi doveroso, in questo frangente, rendere omaggio all' impegno, troppo spesso misconosciuto, delle pioniere che insieme agli uomini hanno contribuito a rendere l'Europa possibile».
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