Odoardi e il dubbio l’artista pescarese espone a Milano

PESCARA. Panneggi che nelle loro infinite combinazioni raccontano gli innumerevoli risvolti della vita. E sedie nere inclinate all’indietro. Il fuori asse disegna un nuovo equilibrio, poco consono...
PESCARA. Panneggi che nelle loro infinite combinazioni raccontano gli innumerevoli risvolti della vita. E sedie nere inclinate all’indietro. Il fuori asse disegna un nuovo equilibrio, poco consono alla gravitazione ordinaria. Alle domande (destabilizzanti) poste dal baricentro del senso (mancante), Gino Sabatini Odoardi risponde con il dubbio, cortocircuito che scandisce la sua ricerca di artista contemporaneo immerso nella nebulosa del tempo presente. E inaugura “Decentrato”, sua prima mostra personale nel capoluogo lombardo presentata da Whitelight Art Gallery nella nuova sede di Copernico Milano Centrale, all’interno del più ampio progetto Art Basement (vernissage 1 marzo ore 19, aperta fino al 15 aprile).
L'artista pescarese – unico in Italia ad eleggere a suo peculiare mezzo espressivo la termoformatura industriale – presenta una doppia installazione site specific per lo spazio milanese: 24 panneggi termoformati – manualmente – in polistirene bianchi appoggiati su altrettanti schienali di sedie nere inclinate all’indietro e fissate a terra sui piedi posteriori; alle pareti 24 teche contenenti dipinti su tela (parzialmente incorniciati in vetro) posizionate su pannelli di polistirene montati sulle pareti perimetrali del basement di Copernico.
Il concept della mostra si articola sullo sviluppo di due importanti progetti che l'artista ha posto in essere negli ultimi anni: “Tra le pieghe” e “Cortocircuiti.” Il confronto tra i progetti propone due percorsi distinti e nello stesso tempo uniti, includendo opere incentrate sui temi quali sacro/profano e sull’analogia piega/sublimazione, che è alla base del lavoro pensato ad hoc per lo spazio di Copernico. «Il percorso», chiarisce Sabatini Odoardi, «cerca da un lato di insinuare il dubbio, rimettere in discussione la realtà, rompere gli equilibri su cui poggia la nostra cultura, scardinandone le sicurezze, in un continuo rimando senza risposta. Dall’altro la sublimazione della piega, che coincide con gli elementi essenziali della percezione, quali luce/ombra, bianco/nero, dentro/fuori.
Panneggi che nelle loro infinite combinazioni, raccontano gli innumerevoli risvolti della vita, dove niente è chiaro e rivelato». Scrive Martina Cavallarin, curatrice della personale: «Il tentativo messo in atto dall’artista è di destabilizzare, insinuare il dubbio, rimettere in discussione la realtà, rompere gli equilibri su cui poggia la nostra cultura, scardinandone le certezze, in un continuo rimando di domande inevase. Al contempo la sublimazione della piega, che coincide con gli elementi essenziali della percezione quali luce/ombra, bianco/nero, dentro/fuori, invita a un’immersione dello sguardo verso opere i cui increspi, nelle loro infinite combinazioni, raccontano gli innumerevoli risvolti della vita, dove niente è chiaro e niente è rivelato. Da sempre sul confine instabile tra sacro e ludico, la ricerca di Gino Sabatini Odoardi squaderna ideologie e attiva minuziosi programmi alterati, misurandosi con un’opera sempre raffinata e preziosa nella quale la fluidità estetica è inseparabile da un’interrogazione sull’autonomia dell’opera stessa. In un atteggiamento di programmata decostruzione delle geografie precostituite del paradigma quotidiano, l’artista si muove nella dimensione del dubbio, estensione elaborata con la grammatica precisa di un atteggiamento agnostico basato sulla ferma convinzione che l'assoluto in verità sfugge alla mente umana e, di conseguenza, non è plausibile parlare di ciò che non si conosce». L'intenzione per Sabatini Odoardi, cresciuto giovanissimo alla “bottega” di Fabio Mauri, è quella di mettere in forse le certezze - anche quando si tratta di scomodare la storia per contestarne l'accettazione passiva dei fatti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA