Operetta, folk e pop anni ’50 per brindare col Coro Verdi

TERAMO . Nel 2023 l’associazione corale Giuseppe Verdi di Teramo festeggia il 75° compleanno e inaugura l’importante traguardo e l’anno nuovo con un concerto a Teramo domani, 5 gennaio. “Cin Cin...
TERAMO . Nel 2023 l’associazione corale Giuseppe Verdi di Teramo festeggia il 75° compleanno e inaugura l’importante traguardo e l’anno nuovo con un concerto a Teramo domani, 5 gennaio. “Cin Cin – Concerto per il nuovo anno” il titolo della serata incentrata su brani degli Strauss, Verdi, Franz Léhar, Gorni Kramer, Olindo Iannucci. Appuntamento alle 18.30 nella sala polifunzionale della Provincia (via Comi 11).
Sarà un brindisi in musica, tra valzer viennesi e polke, arie d’opera e d’operetta, fino alla musica leggera degli anni Cinquanta di un maestro come Kramer e al folk d’autore di Iannucci, direttore nei primi decenni del Novecento della Banda di Pescina. Interpreti i 35 cantori del Coro Verdi, formazione mista guidata dal neo direttore Umberto De Baptistis, i 26 professori dell’orchestra I Sinfonici, diretta da Sergio Piccone Stella, e i cantanti solisti: i soprani Simona Antonini e Giorgia Rastelli e i tenori Amedeo Di Furia e Luca Di Angelo, tutti teramani, per anni nel Coro Verdi e poi diventati solisti studiando col maestro Ennio Vetuschi, indimenticato fondatore nel 1948 della corale, oggi presieduta da Agostino Ballone, e per decenni suo direttore e arrangiatore. Questo il programma: tre partiture degli Strauss, Feuerfest (Polka française), Kuss-Walzer op. 400, Pizzicato Polka, dalla Traviata verdiana “È strano… Sempre libera”, “Lunge da lei… De’ miei bollenti spiriti”, “Parigi, o cara, noi lasceremo”, ancora Verdi con “Va pensiero” da “Nabucco”, la deliziosa “Un bacio a mezzanotte”, canzone del 1952 composta da Kramer con Garinei & Giovanni e resa popolare dal Quartetto Cetra, seguita da un classico del folk abruzzese, “Lu ‘bbene che j’ te vuje” di Iannucci, infine l’operetta con due note arie da “La vedova allegra” di Léhar, “Tace il labbro” e “È scabroso le donne studiar”.