Orsini, Branciaroli e la deriva di un’amicizia

In scena a Pescara “Pour un oui ou pour un non”: i due grandi attori testa a testa su quel nonnulla che distrugge le relazioni
PESCARA. Quel nulla che può cambiare tutto, quel nonnulla che provoca lacerazioni profonde, ferite insanabili: “Per un sì o per un no” è la traduzione letterale di “Pour un oui ou pour un non”, ma in realtà significa molto di più e nella nostra lingua ha solo un’apparente valenza speculare. Due giganti del teatro italiano come Umberto Orsini e Franco Branciaroli in scena a Pescara per misurarsi con “Pour un oui ou pour un non”, pièce tratta da un testo Nathalie Sarraute e diretto da Pier Luigi Pizzi – uno dei maestri indiscussi dello spettacolo che ritorna al suo antico amore per la prosa – che completa la stagione teatrale della Società del Teatro e della Musica “Luigi Barbara” e che verrà rappresentato al Circus di Pescara questa sera alle 21 e domani in replica pomeridiana alle 17.
I due grandi attori si confrontano con un testo che va a esplorare il significato delle parole non dette che possono provocare malintesi e delle intonazioni ambigue che guastano in maniera definitiva i rapporti tra due vecchi amici. La commedia di Nathalie Sarraute, una delle più importanti scrittrici francesi della seconda metà del Novecento e che ha occupato un posto importante nell’alchimia tra teatro dell’Assurdo e teatro del Quotidiano, mette al centro della scena la forza delle parole in una ragnatela di incomparabile abilità.
Due amici che si ritrovano dopo un lungo e non motivato distacco si interrogano sulle ragioni della loro separazione e scoprono che sono stati i silenzi tra le parole dette e soprattutto le ambiguità delle «intonazioni» a deformare la loro comunicazione aprendola a significati multipli e variati, sottintesi e malintesi, silenzi capaci di minare le relazioni. Ogni «intonazione» può essere variamente interpretata dalla disposizione d’animo di chi l’ascolta. L’autrice non da un nome ai due protagonisti, per cui Orsini è A e Branciaroli è B, entrambi fini intellettuali e legati alle parole, ai loro significati ed alle particolari intonazioni, agli accenti. Orsini (A) rievoca un suo piccolo successo con vanità, ma il commento di Branciaroli (B) è stato, allora, solo «Ah! Bene» con un’interiezione che secondo il tono con cui viene pronunciata può significare sorpresa, sarcasmo, umiliazione, sufficienza, gioia. Da questo momento si apre un conflitto di visioni di vita, tra materialismo e idealismo, che mette in evidenza le diverse vite dei due amici, due poli opposti che vorrebbero avvicinarsi ma non possono.
Lo spettacolo corre via in un’ora con leggerezza e brio, regalando allo spettatore un testo intrigante, una interpretazione che vede perfettamente a loro agio i due assoluti protagonisti in un impianto scenografico di grande impatto. La prosa della Sarraute, nella sua complessità, è un banco di prova per due manipolatori della parola quali Umberto Orsini e Franco Branciaroli che si ritrovano sulla scena dopo tanti anni per dare vita con la loro abilità al terribile gioco al massacro che la commedia prevede.

