Orsini: un bambino perso e ritrovato e le paure di tutti noi

Lo sceneggiatore teramano racconta il film “In fondo al bosco” che segna l’esordio di Sky Italia nel cinema per le sale
TERAMO. Un bambino di quattro anni si perde in un bosco di montagna durante una demoniaca sarabanda arcaica popolare, la festa dei Krampus, che si svolge la notte del 5 dicembre. Il piccolo Tommaso sparisce nel nulla. Le indagini e i sospetti dei paesani si appuntano sul padre del bimbo, Manuel, alcolista con precedenti. Ma non ci sono prove. Cinque anni dopo viene trovato un bambino senza nome a Napoli. L'esame del Dna dimostra che si tratta di Tommaso. L'incubo sembra finito, soprattutto per Manuel, ma la moglie Linda dubita che quel bimbo silenzioso sia suo figlio. E altri in paese pensano che Tommaso sia morto quella notte di cinque anni prima.
È la trama del film di Stefano Lodovichi “In fondo al bosco”, scritto dal regista con Isabella Aguilar e Davide Orsini, 31enne sceneggiatore teramano. Il lungometraggio, prodotto da Sky Cinema con Onemore Pictures, uscirà dopodomani, distribuito da Notorious in 80 copie nelle sale dei circuiti Uci Cinema e The Space (in Abruzzo a Montesilvano). Interpreti: Filippo Nigro (Manuel), Camilla Filippi (Linda), Giovanni Vettorazzo (Pietro), Teo Achille Caprio (Tommaso).
Liceo classico a Teramo, laurea triennale alla Sapienza di Roma in Arti e scienze dello spettacolo, diploma al Centro sperimentale di cinematografia, nella scuola milanese di Produzione e creazione di fiction televisiva, Davide Orsini aveva già scritto con il 32enne grossetano Lodovichi l'opera prima di questi “Aquadro” (2012), prodotta da Rai Cinema. «Fu distribuito solo on line e poi ebbe un'uscita in sordina al cinema», racconta Orsini al Centro. «Con Stefano abbiamo portato avanti più idee, tra cui il corto documentario "Figlio di Dio", episodio del film collettivo "Il pranzo di Natale", nel 2011 al Rome Film Fest. L'incontro con Isabella Aguilar, sceneggiatrice di "Dieci inverni" (film del 2009 con Michele Riondino, ndr), è avvenuto invece al Premio Solinas. Lei era in giuria, la sceneggiatura di "Aquadro" era in finale». “In fondo al bosco” è targato Sky Italia, che per la prima volta va in sala con una produzione originale.
Orsini, sente la responsabilità?
«La responsabilità è grande. Sky ha creduto in questo film e ci ha sostenuto molto. Piena libertà, senza nessuna imposizione. Per Sky è una scommessa, speriamo in un buon risultato».
Quando avete iniziato a scrivere il film? E quando e dove sono state effettuate le riprese?
«Pensavano al film da tempo, fin dal 2012. Abbiamo elaborato l'idea in vari modi, poi nell'estate 2014 è iniziata la scrittura. Le riprese hanno avuto luogo tra marzo e aprile 2015 in Val di Fassa. Il bosco si trova ad Alba di Canazei».
Da abruzzese mai pensato di ambientare il film sui nostri monti?
«Per questo film no, perché è stato ispirato dalla scoperta della festa dei Krampus, che si svolge nelle valli dolomitiche. L'idea di ambientare una storia in Abruzzo era balenata all'inizio per "Aquadro", poi girato in Trentino Alto Adige. E proprio facendo i sopralluoghi per quel film abbiamo scoperto la festa dei Krampus del 5 dicembre. Una festa molto sentita, quasi più importante del Natale».
Come si svolge? E come si innesta nel film?
«Sfilano personaggi con maschere mostruose, demoniache, con lunghe corna, vestiti di pelli di animali, armati di fruste e catene. I diavoli danno regali ai bambini buoni mentre quelli cattivi se li portano via. Il bambino protagonista del film, spaventato dai diavoli, fugge e si perde nel bosco. Ci piaceva l'idea che venisse ritrovato dopo anni. La cronaca purtroppo ci racconta tante storie di bambini che scompaiono, che vengono uccisi. Volevamo indagare, con un film di genere, con un thriller psicologico, cosa accade in una famiglia e in una comunità se avviene il ritorno di un figlio scomparso. Dovrebbe essere una benedizione, ma molti in paese e la stessa madre del bambino sospettano e dubitano. Abbiamo costruito un meccanismo narrativo per raccontare un paese».
Lo definirebbe un film di genere?
«Partiamo da un genere ben preciso, il thriller, ma con una forte componente di dramma familiare e qualche venatura horror. Le suggestioni presenti nel film sono tante, a cominciare dai thriller psicologici alla Hitchcock, che creano inquietudine nello spettatore. Abbiamo cercato di creare atmosfere inusuali. Proviamo a indagare emozioni complesse. Noir dei sentimenti, dramma e cronaca, thriller psicologico: ci sono tutte queste componenti molto forti, in una trama narrativa che speriamo imbrigli lo spettatore».
Con un montaggio alternato di presente e passato.
«Sì. Un passato multifocale, raccontato dal punto di vista di più personaggi. Alla fine la verità, come dice la frase di lancio del film, è solo l'ultimo mistero. Si arriva al colpo di scena finale attraverso un meccanismo di svelamenti».
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