Ovidio nella Riserva del fiume Pescara

8 Agosto 2017

Da oggi lo spettacolo “Le età del mondo” di Claudio Di Scanno: andiamo in scena vicino all’acqua simbolo di metamorfosi

Ovidio alle sorgenti del Pescara. In un ambiente naturale dominato dall’acqua, simbolo di ri/nascita e trasformazione, la compagnia teatrale popolese Drammateatro e il suo regista Claudio Di Scanno portano in scena “Metamorphoses – Le età del mondo”. Perla incastonata nell’anno del bimillenario ovidiano, lo spettacolo si ispira al Primo Libro delle “Metamorfosi” di Publio Ovidio Nasone, con la drammaturgia e regia di Claudio Di Scanno. “Le età del mondo” andrà in scena a Popoli per sei sere, da oggi fino a domenica 13 agosto (inizio ore 20.30), nel suggestivo scenario naturale della Riserva regionale Sorgenti del fiume Pescara. Interpreti principali gli attori Susanna Costaglione e Mauro Marino, affiancati da Irida Giergij, Beatrice Giovani, Federica Vicino, Lorenzo Valori, Irene Ciavalini, Daniele Di Masci, Stefano Giampietro, Pierluigi Lorusso, Teresa Di Viesti, Maria Pia Di Tommaso, Maria Spoletini, Simona Spoletini. Il numero di spettatori per ogni sera è limitato, indispensabile la prenotazione al numero 3477937963. Inoltre, dopo ogni rappresentazione, per chi vorrà ecco “A cena con Nasone!”, momenti conviviali con il regista e gli attori nello Chalet di Capo Pescara (info e prenotazioni: 3294541123). Menù ovidiano e vini della Valle Peligna, perché, come recita un verso dell’immenso lirico sulmonese, «appresta il vino i cuori e alla passione li fa più pronti: nel molto vino ogni penar si stempera».
Mauro Marino e Susanna Costaglione saranno rispettivamente Ovidio e Pitagora ma, come spiega al Centro il regista e drammaturgo Claudio Di Scanno, «costituiscono una sorta di doppio narrante, una coppia in cui ognuno dei due sarà ora Ovidio ora Pitagora, alternandosi. Intorno a loro 12 attori giovani, tra i 18 e i 30 anni, con la loro innocenza. Inoltre, una serie di immagini di trasformazione e segnali metamorfici attraversa visivamente la messinscena».
«Lo spettacolo non vuole rimanere incollato al classicismo in quanto tale. Affronto i classici come fluido incandescente, non come materia solida inerte», continua l’autore pescarese Premio Enriquez, molti lavori memorabili, su tutti il pirandelliano “I giganti della montagna”, candidato per la migliore regia ai Premi Ubu da Franco Cordelli, critico del Corriere della Sera. «I due personaggi principali nella loro narrazione aprono varchi, riverberi sulla cultura occidentale contemporanea, su feticci, miti, icone e doppi perturbanti e trasgressivi dell’arte e del teatro occidentali. Lo spettacolo è una riflessione sull’essenza dell’uomo e sulla sua tragica incapacità di essere in armonia con il tutto che tutto comprende».
Non è certo casuale la scelta dell’ambientazione, alle sorgenti del fiume Pescara. «L’acqua simboleggia il principio della trasformazione fisica. Siamo esseri liquidi, subiamo questa trasformazione costante, una ciclicità che si avvia con la morte, che tuttavia non significa la nostra fine. Lo stesso Ovidio dice: il poeta aspetterà la morte, ma resterà, trasfigurato nella sua opera».
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