Palma d’oro a Ken Loach «Io, dalla parte dei poveri»

CANNES. «Occorre, oggi più che mai, che il cinema protesti contro i potenti. Spero che questa tradizione si conservi. Un altro mondo è possibile e necessario». Ken Loach non rinuncia alle sue...
CANNES. «Occorre, oggi più che mai, che il cinema protesti contro i potenti. Spero che questa tradizione si conservi. Un altro mondo è possibile e necessario». Ken Loach non rinuncia alle sue convinzioni politiche neppure sul palcoscenico del Festival di Cannes dove, ieri sera, ha ricevuto la Palma d’oro per il miglio film, “I, Daniel Blake”. Un’altra storia di poveri ed emarginati dalla globalizzazione, un tema caro al regista britannico. «Il Festival è importante per il futuro del cinema», ha aggiunto Loach. «I personaggi del mio film vivono nella quinta nazione del mondo e sono poveri. Il mondo è in una situazione pericolosa, siamo quasi alla catastrofe e questo accade a causa del sistema neoliberale».
Ecco tutti gli altri premi assegnati dalla giuria presieduta dal regista australiano George Miller e composta da Arnaud Desplechin, Kirsten Dunst, Valeria Golino, Mads Mikkelsen, László Nemes, Vanessa Paradis, Katayoon Shahabi e Donald Sutherland: Grand Prix a “Juste la fin du monde” di Xavier Dolan; Prix per la regia ex aequo a Olivier Assayas per “Personal Shopper” e Cristian Mungiu per “Bacalaureat”; Prix per la sceneggiatura a Asghar Farhadi per “Forushande - Le client”; Prix per l’interpretazione femminile a Jaclyn Jose per “Mà Rosa” di Brillante Mendoza; Prix per l’interpretazione maschile a Shahab Hosseini per “Forushande - Le client” di Asghar Farhadi; Prix du jury a “American Honey” di Andrea Arnold. La Palma d’oro per il Miglior cortometraggio, assegnata da una giuria presieduta dalla regista giapponese Naomi Kawase è stata attribuita a “Timecode” di Juanjo Gimenez (Spagna). La Camera d’or per la migliore Opera prima, assegnata da una giuria presieduta dalla regista francese Catherine Corsini, è stata attribuita a “Divines” di Houda Benyamina presentato nella sezione Quinzaine des realisateurs.
La Palma d’oro, dunque, torna nelle mani di Ken Loach, a dieci anni di distanza da quel 2006 che lo aveva visto vincitore sulla Croisette con “Il vento che accarezza l’erba” e in aggiunta ai cinque premi da lui già vinti a Cannes nel corso della sua lunga carriera.
Questa 69esima edizione del festival, che ha premiato alla fine il cinema d'impegno come è tradizione, si è conclusa , ieri sera, con una cerimonia condotta con grazia da Laurent Lafitte, che ha avuto momenti di commozione da parte dei premiati.
È il caso dell'attrice filippina del film di Brillante Mendoza “Mà Rosa”, Jaclyn Jose, vincitrice della Palma come miglior attrice, c he non sa davvero come superare l'emozione e sta per sentirsi male: «Non so neppure come mai io sia qui. Saluto le Filippine, mia figlia». Ma la giuria tira fuori dal cappello anche due premi a Asghar Farhadi, quello andato a Shahabab Housseni, protagonista del bel film Le client, e poi la sceneggiatura a firma dello stesso regista. Dice Housseni: «Ringrazio Dio che mio ha dato l'occasione di vivere questa serata». Mentre Farhadi commenta: «I premi ai miei film portano gioia al mio popolo».
Tra le sorprese di questa edizione il meritato Premio della giuria andato ad “American Honey” della regista britannica Andrea Arnold in un film girato in America, che racconta l'altra faccia delle disoccupazione di Loach, ma questa volta oltre oceano: quella dei giovani americani che si consumano tra crack e lavori precari.
Tra i momenti involontariamente divertenti di questa cerimonia, la Camera d'or andata al film “Divines” di Houda Benyamina, regista franco-marocchina. Una cineasta che si è esibita nel ringraziamento più lungo della storia del festival chiudendo con una frase chiave del suo carattere: «Ringrazio anche mio marito che mi ha sopportato».
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