Paris e l’Eccidio di Celano: «Ero lì quando spararono»

Con “Il Picchio rosso” l’autore ricorda l’episodio in cui furono uccisi due braccianti «Ho scritto di quel 30 aprile 1950 dopo aver visto la fiamma in un logo politico»
CELANO. Un manoscritto rischia di andare perduto. Il file di Il picchio rosso si cancella dal computer e Renzo Paris rischia di perderlo. Per uno strano caso del destino, dopo essere riuscito a recuperare dalla memoria immagini, suoni, parole ed emozioni di quel drammatico 30 aprile del 1950, potrebbe essere costretto a dirgli addio.
Ma alla fine, tra mille peripezie, virus e quant'altro, Paris riesce a riavere il suo libro e a far conoscere a tutti gli aspetti inediti dell'Eccidio di Celano. È proprio lo scrittore e poeta italiano, originario di Celano, a raccontare in prima persona la strage che costò la vita ai braccianti Antonio Berardicurti e Agostino Paris, che avevano all'epoca dei fatti rispettivamente 35 e 45 anni. Paris, già autore di altri volumi come I ballatroni, sempre ispirato alla storia della Marsica, per una serie di coincidenze ha deciso di ricordare questa pagina di storia della sua città nel libro Il picchio rosso, edito Ed, che sarà presentato questo pomeriggio alle 17 all'auditorium di Celano.
Com'è nata l'idea di raccontare l'Eccidio di Celano?
Devo tutto a mia madre. Quando ero piccolo mi raccontava episodi di vita passata tra cui quello avvenuto in piazza IV Novembre negli anni '50. Io ero piccolo, avevo appena 6 anni, non potevo afferrare all'epoca cosa stesse accadendo, non ero dentro la storia. In piazza ci sono andato, ho visto quello che succedeva, ma pensavo solo al gelato e alle macchinette. Ma poi la storia è tornata, si è rifatta viva e allora è stato doveroso per me raccontare quel giorno in cui i carabinieri, i fascisti e i guardiani dei Torlonia spararono sulla folla uccidendo due braccianti.
Ha raccontato una pagina buia della storia di Celano e della Marsica: come mai dopo tanti anni?
Ho sentito il dovere di farlo quando ho avvertito che stava crescendo il neo fascismo in Italia. Quando ho visto che avevano messo la fiamma in un logo politico ho deciso che era arrivato il momento di raccontare. Questa cosa mi ha spaventato al punto che ho pubblicato Il picchio rosso per far conoscere quello che era accaduto tanti anni fa. Però devo dire che il ricordo dell'Eccidio in me l'ho sempre avuto, anche perché quando si diventa anziani si matura attraverso l'infanzia e tornano alla mente tanti fatti del passato.
Cosa le ha lasciato ciò che accadde in piazza IV Novembre?
Mi ha lasciato un senso di grande paura, ma la vicinanza alla morte negli anni '50 era molto facile da vivere. Io sono nato nel 1944, durante la guerra, e all'epoca accadeva di tutto. Mia madre mi faceva il bagno con i nazisti davanti che cercavano mio padre. Erano biondi proprio come me, mi guardavano e ridevano. Si viveva in una situazione drammatica. Mi ricordo le bombe che caddero a Celano, una di queste che precipitò in un fosso e io ero lì con mia madre. Attimi indimenticabili.
Quanto è importante raccontare e permettere ai ragazzi di scoprire queste pagine di storia?
La memoria è fondamentale. Purtroppo oggi sembrano essere diventati tutti smemorati e questa cosa un po’ mi spaventa. Ma io ho voluto raccontare l'Eccidio di Celano in Il picchio rosso proprio per questo. È necessario poter sapere quello che è accaduto attraverso dei ricordi precisi, che arrivano spesso da chi ha vissuto in prima persona i fatti. In Italia anche sotto la democrazia è accaduto di tutto. Basti pensare che solo 72 anni fa alcuni braccianti che cercavano lavoro vennero uccisi in piazza davanti a tutti. Questo si deve sapere. Io ho romanzato la storia facendo una sorta di ponte tra il passato e il presente, mettendoci anche il virus, la memoria, eccetera.
È diventato difficile oggi parlare ai giovani secondo lei?
No, i giovani se vengono coinvolti amano ascoltare. Io come docente avevo la specialità di parlare ai ragazzi. Quando dovevo introdurre un autore, cercavo di catturare l'attenzione dei ragazzi e poi iniziavo a parlare delle sue opere. Tempo fa, durante la presentazione del mio libro Pasolini e Moravia: due volti dello scandalo, una mia ex studentessa mi ha detto che ancora oggi insegna facendo appassionare i ragazzi come facevo io con loro. Sono contento, quando mi invitano le scuole, che ci siano ancora giovani attenti ed entusiasti di ascoltare.
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