Patti Smith fa 70 Esce l’autobiografia “M-Train”

2 Gennaio 2017

ROMA. Patti Smith arriva ai 70 anni (li ha compiuti il 30 dicembre scorso) con un solo grande rimpianto: non essere stata in Europa con marito, il chitarrista Fred «Sonic» Smith, morto nel 1994 dopo...

ROMA. Patti Smith arriva ai 70 anni (li ha compiuti il 30 dicembre scorso) con un solo grande rimpianto: non essere stata in Europa con marito, il chitarrista Fred «Sonic» Smith, morto nel 1994 dopo 14 anni di matrimonio. È davvero un'esistenza straordinaria quella vissuta dalla sacerdotessa della New Wave, fatta di incontri e amicizie con molti dei protagonisti della vita culturale americana della seconda metà del '900, trionfi, cadute, dolori, ritorni, il progressivo passaggio dalla vita nella musica a una vita da narratrice.

Una vita giustamente raccontata da film e documentari. La sua più recente performance ha fatto il giro del mondo: Patti Smith era stata invitata dall'Accademia a esibirsi in occasione della consegna del Nobel per la letteratura. Aveva programmato di proporre un suo brano ma, una volta saputo che il premio era stato assegnato a Bob Dylan, ha deciso di cantare «A Hard Rain's a Gonna Fall». L'assenza di Dylan aveva fatto assumere alla sua esibizione il valore di una delega dal valore smisurato. La tensione e l'ansia da prestazione le hanno giocato un brutto scherzo, al punto da costringerla a interrompere la sua esibizione. I media hanno scritto che aveva dimenticato le parole, lei ha spiegato che semplicemente era stata travolta e bloccata dall'emozione.

In fondo Patti Smith era il personaggio ideale per celebrare il Nobel a Dylan: anche nel suo periodo d'oro nel rock, quelli tra il '77 e il '79, e di album come «Horses», «Radio Ethiopia», «Easter» e «Wave» si è sempre descritta come una poetessa prestata alla musica, un'ammiratrice devota di Rimbaud che ha sempre fatto della scrittura una pratica quotidiana. Nonostante sia nata a Chicago, è una figlia della New York degli anni '60, dove lei si è trasferita giovanissima e squattrinata proprio per vivere in diretta l'esistenza in bilico tra arte e vita del Village di quei tempi (dove non per niente è cresciuto anche Dylan). Di quegli anni di grandi sogni, pochissimi soldi (dormiva di nascosto nella libreria dove lavorava perché non aveva i soldi dell'affitto) e incontri determinanti, ha lasciato una testimonianza toccante e di innegabile valore letterario, «Just Kids», diario sentimentale di quei giorni condivisi con Robert Mapplethorpe, il suo inseparabile amico destinato a diventare uno dei fotografi più importanti degli anni '80 prima di essere ucciso dall'Aids. Ora in libreria c'è «M Train» (che sta per Mind's Train, treno della mente), autobiografia tutt'altro che convenzionale (e scritta nei caffè) di un'artista costantemente fuori dagli schemi. Come era fuori dagli schemi sul finire degli anni '70, quando in piena era punk-New Wave la sua musica esplose, portando in giro per il mondo il mito del CBGB'S, il club nella Bowery (oggi chiuso) che ha fatto da incubatrice ai fermenti rock di New York. Una fisicità e un'immagine mille miglia lontane dal glamour, un modo di cantare antitetico all'idea di bel canto.