Pegaso ai romanzi di Veladiano e Fingerle

4 Luglio 2021

Cerimonia a Pescara: scrutinio per la narrativa under e over 35, emozioni per “Liborio” e l’omaggio a Luca Attanasio

PESCARA. Lo sguardo attento alla migliore produzione letteraria di oggi ma anche aperto a chi in maniera carsica e quotidiana lavora negli angoli più difficili e poveri del mondo per portare sviluppo, «modelli e valori italiani», a costo anche della propria vita. I Premi Internazionali Flaiano intitolano da quest’anno il premio di Italianistica a Luca Attanasio, il giovane ambasciatore italiano trucidato in Congo lo scorso febbraio, «un esempio di impegno generoso e appassionato», dice la ministra plenipotenziaria Cecilia Piccioni cui è affidato il compito di tratteggiare rapidamente il carattere operoso e sensibile di Attansio sul palco del teatro monumento D’Annunzio che ieri sera ha accolto la cerimonia di consegna dei Pegaso d’oro per la narrativa e l’italianistica.
Alla presidente dei Premi, una commossa e discretissima Carla Tiboni, il compito di consegnare il cavallo alato a Zakia, splendida moglie di Attanasio circondata dalle tre incantevoli figlie – Sofia di 4 anni, Miral e Lilia gemelline di 3 – accompagnate teneramente sul palco da Lucio Valentini, che conduce la serata con Martina Riva: «Grazie per questo omaggio», dice composta la signora Attanasio, «è dedicato a un servitore dello Stato, padre, marito, figlio, amico, per me il mio Luca, che mi ha insegnato ad amare l’Italia e i valori italiani fino al suo ultimo respiro. Ed è riuscito a far conoscere, con la sua vita e la sua morte, la realtà del Congo. Grazie perché quando queste piccole cresceranno sapranno anche per questo vostro omaggio, quanto il papà amava l’Italia e quanto l’Italia lo amava».
La serata per la proclamazione dei vincitori del 48° Premio internazionale Flaiano di litalianistica prosegue con la consegna dei Pegaso a Gaetana Marrone, con “Il cinema di Francesco Rosi” (Istituto italiano di cultura di New York); Jaana Vaahtera e Paivi Mehtonen sull’opera di Dante Alighieri (Istituto italiano di cultura di Helsinki); Alfonso Campisi con “Terra promessa” (Istituto italiano di cultura di Tunisi). Quindi torna sul palco del Flaiano l’ex ambasciatore (in Cile ai tempi del golpe di Pinochet e che ha un posto nel Giardino dei Giusti) Emilo Barbarini, già vincitore nel 2019 per la narrativa con “Chi ha ucciso Luni Videla”. Quindi a sorpresa Pegaso al notaio Erminia Amicarelli, che da 25 anni lavora per il Flaiano. Poi un brillantissimo Walter Pedullà, decano dei giornalisti e presidente della Rai, riceve il premio alla carriera e per il suo esordio letterario “Il pallone di stoffa” (Rizzoli). La giuria tecnica (presidente Renato Minore, Donatella Di Pietrantonio – che manda un affettuoso saluto in video – Raffaello Palumbo Mosca, Raffaele Manica, Fabio Bacà e Maria Rosaria La Morgia) procede poi a un ultimo excursus dei libri della terna finalista tutta al femminile della sezione under35 che avrà il Pegaso e un premio in denaro della Bper: Spoglio in diretta e vince Maddalena Fingerle con “Lingua madre” (Italo Svevo) premiata dalla responsabile della Banca per Abruzzo e Molise Giuseppe Marco Litta, su Giorgia Tribuiani con “Blu” (Fazi), e Alice Urciuolo con “Adorazione (66THA2ND). Emozionatissimo lo scrittore abruzzese Claudio Piersanti, classe 1954, nato a Canzano, nel Teramano, ma vive tra Roma e le Marche. Sceneggiatore, autore dei memorabili racconti , torna al Flaiano dopo 40 anni, quando vinse con il romanzo d’esordio, e che è ora Premio speciale Flaiano Letteratura per “Quel maledetto Vronskij” . Noti e affermati gli autori nella terna finalista della categoria Narrativa over 35: vincitore alla fine dello spoglio Antonio Pennacchi col romanzo “La strada del mare” (Mondadori), Gianni Solla con “Tempesta madre” (Einaudi) e Mariapia Veladiano con “Adesso che sei qui” (Guanda) che vince in un testa a testa (41 a 40 ) il Pegaso d’oro (e premio di 5000 euro). La serata si è aperta nel nome degli ultimi che Luca Attanasio proteggeva e guidava verso un riscatto, e si chiude con l’ultimo e diseredato Bonfiglio Liborio: vincitore del Premio speciale per il docu-film è “Gli occhi di Liborio”, nato da una idea de l giornalista Carmine Perantuono, direttore dell’emittente Rete8, produttrice del docmovie, diretto da Antonio D'Ottavio e dunque tratto con intelligenza e sensibilità dal romanzo premio Campiello “Vita morte e Miracoli di Bonfiglio liborio” (minimumfax) dello scrittore lancianese Remo Rapino. «Tutto comincia in lockdown», racconta Perantuono, «quando l’Agenzia Scribo ha avuto l’idea far legger questo romanzo da attori, intellettuali, artisti pagina dopo pagina sul web. Ho visto tutto questo materiale e lo abbiamo portato sui luoghi di liborio». «Immagino un incontro tra Flaiano e Liborio. Flaiano avrebbe ascoltato il “coccematte” e penso che a fine del suo racconto con una pacca sulla spalla gli avrebbe detto: “Coraggio Libo’, il meglio è passato». Poi la parola poi viene lasciata alle immagini di “Gli occhi di Liborio” .