Peppe Barra: «Canto e racconto i semplici»

21 Gennaio 2015

L’artista partenopeo all’Aquila con “Ci vediamo poco fa”

L’AQUILA. Ricordi di vita in una città dai contrasti forti e affascinanti – Napoli – , dialogo con il pubblico, note dolenti e poi sfrenate, gioco teatrale. A tenere le redini di questo intreccio scenico è Peppe Barra, con la sua potenza narrativa che lo attraversa dal corpo alla voce. Evento da non perdere per la stagione teatrale aquilana del Tsa: sul palco del Gran teatro Parco delle Arti a Monticchio va in scena questa sera alle ore 21 e in doppia replica domani, 22 gennaio, alle ore 17,30 e alle ore 21 e poi venerdì 23 alle 17.30 “Ci vediamo poco fa” di e con Peppe Barra e Patrizio Trampetti (questa sera alle ore 21 e in doppia replica domani, 22 gennaio, alle ore 17,30 e alle ore 21 e poi venerdì 23 alle 17.30; bglietto €15, ridotto €10. Info: 0862 410956 , 348 5247096).

Lo spettacolo, che sostituisce l'annunciato "Peggy Guggenheim" con Fiorella Rubino «per cause indipendenti dalla volontà del Tsa», si legge in una nota dello Stabile, è stato presentato nel Forum Universale delle Culture ed è un recitar cantando giocato di continuo con il pubblico. La voce e il talento di Peppe Barra conducono lo spettatore nel suo mondo artistico, fatto di follia, poesia, malinconia, ironia graffiante, estro e divertimento, accompagnando alla scoperta delle canzoni degli autori che più Barra ama. Da Giorgio Gaber a Bruno Lauzi, da Raffaele Viviani a Bertold Brecht e Kurt Weill, uno repertorio che si intreccia con quello comico e grottesco dei monologhi e delle parodie.

Attraverso la sua maschera e alle qualità formidabili della sua voce, Peppe Barra riesce a unire la tradizione colta con quella popolare. Musica e teatro, in continua oscillazione tra tradizione e innovazione, sono incarnati dall’artista partenopeo, che da più di quarant'anni racconta la sua città, animata da figure semplici, con una cultura profondamente popolare e autentica, una città che palpita, ride e soffre alla continua ricerca della propria identità.

Con Peppe Barra in scena anche Patrizio Trampetti, che è stato uno dei membri fondatori della Nuova Compagnia di Canto Popolare, gruppo storico italiano tra i protagonisti della riscoperta del rinnovamento della musica popolare, nonché collaboratore di musicisti del calibro di Edoardo Bennato, Luciano Pavarotti, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Gilberto Gil.

Peppe Barra cosa è “Ci vediamo poco fa”?

«È uno spettacolo tipo recital in cui andrò a raccontare e a raccontarmi attraverso la musica con il maestro Luca Orzuoli e con Patrizio Trampetti vecchio amico e collaboratore di sempre per me e autore di tanto per nomi importanti. Dal palco dialogherò con il pubblico in uno show basato su ricordi, la memoria e il gioco teatrale. “Ci vediamo poco fa”è stato un po’ creato per L'Aquila, perché creato come un gioco, per divertire. E L’Aquila ne ha bisogno».

Cosa le piace del teatro?

«Mi piace tutto quello che è teatro, non mi piace il teatro che è pretesto ».

Cosa le ha insegnato il teatro?

«Tante cose. È la mia terapia. Anche a star bene con me stesso e con la gente a comunicare con le persone. Il teatro è tanta memoria. E ha mille sfaccettature, se approfondisci un testo anche musicale, vai sempre avanti nel tuo essere attore.».

Quale dei suoi spettacoli le è piaciuto in particolare?

«Tutti mi sono piaciuti Sono legato in particolare a La gatta cenerentola, tra i piu belli d'Europa.

Cosa la diverte oggi?

«Niente. Mi diverto a guardare la gente, sono privilegiato a vivere a Napoli, città non bella forse per certi aspetti, ma c'è tanto da gustare in questa città, anche se soffre, è dolente e addolorata. L'osservazione mi ha dato sempre la possibilità di creare. Lavoro e vivo osservando. Nel teatro non c’è più nulla che mi diverte, la nuova comicità mi irrita. Se voglio teatro lo tiro fuori e mi diverto. Il teatro è dentro. Dovrebbe essere più rispettato da chi scrive e da chi lo fa: bisogna che si rinnovino per poter fare buon teatro. Studiate studiate studiate e farete cose belle».

Invece nel passato?

«Mi piacevano tutti i vecchi comici napoletani, Totò, Nino Taranto..».

Vede la tv?

«Sì, documentari, film, cose culturali, programmi di viaggi o su monumenti e arte, lì trovo cibo spirituale, momenti importanti di divertimento».

A cosa sta lavorando?

«Alle favole di Giambattista Basile, autore del ’600. Sto costruendole insieme con un giovane regista e una attrice».

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