“Per l’arte in Abruzzo” conoscere per non dimenticare

14 Ottobre 2017

Oggi la presentazione a Pescara del ricco volume di Enrico Santangelo  «Scoprire e documentare assume il valore impegnativo di una testimonianza» 

“Per l’arte in Abruzzo” è una ricognizione, una riflessione, un invito a conoscere e ad adoperarsi perché un patrimonio incredibile torni a ricoprire il giusto posto nelle priorità degli abruzzesi, cittadini, addetti ai lavori, istituzioni, studiosi. Meritevole, peculiare, puntiglioso e saggiamente ragionato, il lavoro di Enrico Santangelo – architetto, originario di Roccamorice, residente a Loreto Aprutino, profondo conoscitore del tesoro storico-artistico della nostra regione – giunge a compimento sistemato in una pubblicazione che non faticheremo a definire fondamentale per la discussione, attualissima, su questo enorme bene regionale, specie alla luce di calamità naturali che coprono o scoprono a seconda dei casi, opere confinate in una provincia solo geografica.
Un luogo, l’Abruzzo, fra le sue tante realtà territoriali, che conserva stupefacenti giacimenti culturali. A questi, alle loro storie, a cronache consolidate e ad inediti ritrovamenti di memoria, Enrico Santangelo dedica il volume “Per l'arte in Abuzzo” (Ricerche&Redazioni, 2017), che sarà presentato oggi pomeriggio, alle ore 17 nella Sala Tosti dell'Aurum di Pescara, un incontro organizzato e introdotto dal libraio Filippo Montefusco, raffinato operatore culturale con la sua Associazione e Libreria Citylights di Pescara, e dal professor Giovanbattista Benedicenti, presente l'autore.
«Dinanzi alle ferite aperte e doloranti per le sciagure sismiche del 2016, sovrapposte con accanimento a quelle per nulla cicatrizzate dell’Aquila del 2009, scrivere dei saggi di storia dell’arte su di alcuni luoghi martoriati nelle persone e nelle cose potrebbe suonare quasi beffardo», scrive Santangelo nella introduzione al volume. «In realtà, sia rispetto all’ultimo terremoto ramificato tra Amatrice, Arquata del Tronto, Norcia, sia rispetto allo stesso terremoto dell’Aquila, molte di queste pagine erano state già scritte, ma oggi assumono a mio avviso il valore impegnativo di una testimonianza: non solo come documento, ma innanzitutto perché non si affievolisca il sentimento di un’appartenenza che passa anche per la conoscenza di cose alte. Fu a suo tempo lanciato l’invito a “conoscere” assieme a “non dimenticare”, allorché all’indomani della tragedia si esportarono varie mostre dell’arte aquilana e abruzzese in paesi lontani, che della nostra regione avevano forse, se l’avevano, l’immagine oleografica del popolo “forte e gentile”. Ora quest’immagine esiste ed essa, a saperne intendere l’ossimoro, può ben stare alla base di un “vigore” e d’una “dolcezza” che, forse meglio che in ogni altro campo artistico, troviamo espressi nelle prove di scultura: dalle psicostasìe medievali vigorosamente “asciate” per essere poi “ricamate”, ai portali atriani le cui pietre, prima energicamente sbozzate, sembrano finire per ammorbidirsi miracolosamente fino alla cera sotto il più fino scalpello, a cesellare i complessi motivi vegetali; alle Madonne quattrocentesche a un tempo dolci e severe, austere regine e madri amorevoli. E certo io», prosegue l'autore, «guardo tuttora alla necessità di una più grande mostra sulla scultura abruzzese, che possa raccogliere e offrire al confronto non solo il già notevole repertorio museale, come finora s’è fatto, ma anche le tante opere conservate nelle sagrestie delle chiese nostrane, quando non appartenenti a collezioni private o a musei stranieri, e non più tornate in patria. Una mostra così concepita, con un più lontano orizzonte rispetto alla pur meritoria esperienza delle rassegne “tematiche” già realizzate, offrirebbe finalmente da un lato l’occasione, oggi necessaria, di costruire l’inventario sistematico e il più allargato possibile dei “pezzi” significativi, e dall’altro il pretesto per fare il “punto” sullo stato complessivo degli studi».
Per la pittura e Per la scultura sono i due grandi capitoli che compongono il volume, intrecciando aspetti noti e inusitati della ricchezza regionale in rapporto ad una riflessione artistica e critica di più ampio respiro. Da Gentile da Rocca a Saturnino Gatti, dalla chiesa di Santa Reparata di Casoli alle presenze fiammingo-napoletane nell’Abruzzo di fine Cinquecento, dalla Madonna della Candelora a Tocco da Casauria alla statua della Pietà di Santa Maria in Piano a Loreto, i saggi di questo libro di Santangelo accompagnano, sapientemente, verso una lettura nuova e ulteriore delle bellezze d'Abruzzo e non solo.