Per non dimenticare Marcinelle: le voci della “Catastrophe” nello speciale di Cavuti

foto di Giampiero Lattanzio

4 Agosto 2026

Venerdì 7 agosto Rete8 trasmetterà il documentario a 70 anni dall’incendio. Telese: «Erano gli ultimi degli ultimi. Questa è una pagina nera dell’Europa»

PESCARA. «Marcinelle è un foglio di carta rosa affisso in cento paesi d’Italia in cui venivano spiegate le condizioni di un baratto brutale negoziato a Bruxelles con il nostro governo: “Se volete il carbone per scaldarvi ci servono mani per scavarlo, noi mettiamo la miniera e voi i minatori, noi la terra e voi italiani l’anima, la carne, le ossa, il sangue in cambio del minerale”. Il patto fondativo spietato di un continente che deve rinascere, dopo la guerra». Inizia con queste parole, pronunciate dal giornalista Luca Telese, lo “Speciale Le voci di Marcinelle” di Davide Cavuti, presentato ieri mattina alla Fondazione Pescarabruzzo, che ha prodotto il lavoro insieme a MuteArt Film, alla presenza del presidente Nicola Mattoscio, del regista e compositore Cavuti, che ha curato il soggetto e la colonna sonora, oltre ad aver co-sceneggiato insieme al direttore Luca Telese e al caporedattore Domenico Ranieri - anche loro presenti - il docufilm “Le Voci di Marcinelle”. In sala il direttore della fotografia Matteo Veleno e l’attrice Tiziana Di Tonno, che presta il volto nella fiction in bianco e nero del docufilm a una madre di un giovane minatore interpretato da Riccardo Di Sante.

Lo “Speciale”, in onda su Rete8 venerdì 7 agosto alle 21, sarà un viaggio per non dimenticare la tragedia che l’8 agosto 1956 colpì la miniera del Bois du Cazier: 262 vittime, 136 erano italiane, poco meno della metà (60) erano abruzzesi, il numero più alto è stato pagato da Manoppello con 23 vittime. Il famoso accordo uomo-carbone firmato dai due governi d’Italia e del Belgio nel 1946 sarà il preludio, inconsapevole, di una tragedia annunciata. «Quella di Marcinelle è una pagina triste per il nostro Abruzzo che nel dopoguerra ha visto emigrare nel mondo un terzo della sua popolazione», ha dichiarato il presidente Mattoscio che ha poi donato al pubblico presente in sala una testimonianza storica della sua famiglia: «Sono cresciuto a pane e Marcinelle. Mio padre è stato un minatore in un paesino vicino Charleroi, e fu uno dei primi a prestare soccorso appena ricevuta la terribile notizia della miniera a Bois du Cazier».

La “Catastrophe”, così viene definita in Belgio, è in realtà un capitolo vergognoso per uno dei paesi ritenuto tra i più all’avanguardia ed efficienti in quel periodo. A sfavore dei minatori rimasti intrappolati come topi in gabbia ha giocato anche il fattore ritardo nel soccorso. «Proprio dopo la strage nella miniera a Bois du Cazier sono nate le leggi di protezione dei diritti dei lavoratori». Giovani italiani, tra questi anche minorenni, partiti con un sogno in tasca, quello di migliorare le proprie condizioni di vita, e invece hanno trovato la morte. È una sala silenziosa, che scruta con occhi commossi, e che applaude alla visione di un racconto fatto di immagini del backstage, interventi e interviste a celebri personaggi del mondo del cinema e della cultura italiana.

«Quello presentato oggi è uno speciale del documentario su quanto accaduto a Marcinelle settant’anni fa. Si parla di un tema ancora attuale, la sicurezza sul lavoro, e lo dico da cultore della materia dell’ingegneria del miglioramento continuo: c’è sempre una piccola macchia in un contesto industriale, perché il pilastro della sicurezza è sempre relegato a fanalino di coda, mentre nei manuali americani si legge “safety, the first” e cioè la sicurezza prima di tutto» ha affermato il regista Cavuti. Parole che sono state riprese anche da Ranieri, che nel ringraziare il regista e compositore di Francavilla al Mare, ha rimarcato che «quanto accaduto al Bois du Cazier deve essere ricordo e monito per la situazione attuale riguardo alla sicurezza sul lavoro».

La voce narrante dello Speciale e del docufilm è di Telese. Voce che ieri mattina ha lasciato spazio alla commozione nel raccontare il viaggio in Belgio, descrivendo le baracche con «tetti di lamiere» dove dormivano i minatori italiani, e quelle docce strette senza porte per agevolare l’entrata e l’uscita, e poi «la lampe (lampada) che era vita o morte». E inoltre la stoccata: «Erano andati come i paria, gli ultimi degli ultimi. Marcinelle è una pagina nera dell’Europa, chiedeva minatori ma erano in realtà schiavi in cambio di carbone. C’è anche del razzismo nei termini utilizzati per indicare questa immane tragedia, loro parlano di “Catastrophe”, come se fosse un alluvione».

È anche una voce rotta quella di Telese, carica di emozione, per il tenero gesto di una delle figlie di una vittima della tragedia: «Dopo l’intervista è tornata a casa e ha fatto dei biscotti per noi, per ringraziarci. E alternando il francese al dialetto abruzzese ci ha detto di essere fiera di appartenere a una comunità, perché uno di loro, il figlio di un ex minatore era diventato Presidente del Belgio. In lui c’è il riscatto di tutti i figli dei minatori. L’ex primo ministro Elio Di Rupo - intervistato per il docufilm - ci ha infatti detto che a scuola i suoi professori gli avevano insegnato che poteva diventare chiunque avesse voluto ma soprattutto ha potuto studiare grazie all’aiuto di quella comunità di ex minatori abruzzesi ai quali sua madre, analfabeta e senza lavoro, dopo vent’anni si rivolgeva. Era un giuramento non scritto, senza alcun contratto. Questo è qualcosa di tipico della cultura abruzzese. Questa memoria deve essere trasmessa ai figli, ai nipoti, perché è questa la forza di questa vita».

Il brano “Negli occhi di un padre” è stato registrato negli studi Faremusika di Teramo: testo, musica e arrangiamento sono di Davide Cavuti ed è interpretato da Libera Candida D’Aurelio con il Davide Cavuti Ensemble. La cantante pescarese ha tenuto a ringraziare «il regista e compositore Davide Cavuti, che con grande passione e profondità ha saputo raccontare una pagina così importante della nostra storia. È per me un grande onore aver dato voce alla colonna sonora da lui composta. “Negli occhi di un padre” è un brano intenso ed emozionante che custodisce il ricordo, il dolore e la dignità di tante famiglie. Porterò sempre con orgoglio questa esperienza artistica e umana». All’interno dello Speciale i contributi di Cavuti e Ranieri, della scrittrice Dacia Maraini, che dalla tragedia di Marcinelle prende spunto per enfatizzare la pratica della «resistenza contro una cultura del consumo», del professore Carmine Catenacci, prorettore vicario dell’Università G. D’Annunzio, che ha sottolineato l’importanza nell’«affidare alla memoria il sacrificio umano».

Il professore Francesco Berardi, docente dell’Università G. D’Annunzio, con il suo intervento sulle origini della parola Catastrofe: «Così la chiamano, Katá e strépho, due radici greche che, insieme, significano rivolgimento, stravolgimento»; oltre a Colette Ista, direttrice del Museo Le Bois du Cazier, Alain Forti, Curatore del Museo Le Bois du Cazier, Domenico Di Franco, guida al Museo Le Bois du Cazier, Davide Castellucci, direttore del Centro Studi Marcinelle di Manoppello, Gaetano Villani, ex presidente del consiglio comunale di Manoppello, Lucia Romasco, vedova della vittima Santino Di Donato, Camilla Iezzi, figlia della vittima Camillo Iezzi, Jacques Iezzi, figlio della vittima Orlando Iezzi, Maria Pasquarelli, figlia di un minatore che lavorava a Marcinelle, gli ex minatori di Marcinelle Urbano Ciacci e Gaetano La Valle, e la moglie di un ex minatore, Rosetta Ameruso. Nello speciale sono presenti, gli attori Michele Placido, Massimiliano Gallo, Giorgio Pasotti, Sebastiano Somma, Edoardo Siravo, Pino Ammendola, Marco Bocci e Riccardo Iezzi.

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