«Pescara ha un pubblico speciale»

23 Luglio 2021

L’attore in scena al D’Annunzio con “Ti racconto una storia”: «Vi sorprenderò»

PESCARA. Un reading-spettacolo coinvolgente, che cambia forma e contenuto a ogni data, a seconda dello spazio e dell’occasione. Letture, appunti, pensieri, ricordi, suggestioni, ritagli raccolti in 27 anni «di gavetta».
Torna a Pescara lo spettacolo “Ti racconto una storia (letture semiserie e tragicomiche)”, scritto, diretto e interpretato da Edoardo Leo con le improvvisazioni musicali di Jonis Bascir. L’attore romano si esibirà sul palco del Teatro D’Annunzio sabato 31 luglio, alle ore 21.30, nell’ambito di Teatro al D’Annunzio, la stagione teatrale dell’Ente Manifestazioni Pescaresi.
Prodotto dalla Stefano Francioni Produzioni, “Ti racconto una storia” fa sorridere e riflettere, unendo parole e musica, comicità e poesia. Scritti di Calvino, Marquez, Eco, Benni, si alternano ad articoli di giornale, aneddoti, testi di giovani autori contemporanei e dello stesso Leo.
Lo spettacolo, in scena da diversi anni, continua a registrare grandi consensi. Com’è nata l’idea di “Ti racconto una storia”?
«Dalla mia passione per il racconto orale, dal fatto che ho cominciato a essere affascinato dal raccontare storie da ben prima di diventare attore. Tutti noi viviamo dell’arte del raccontare quotidianamente, senza rendercene conto. Questo spettacolo è un elogio all’arte del racconto».
Un reading-spettacolo che e non va mai in scena allo stesso modo. Come sceglie cosa proporre?
«C’è una struttura fissa, ma tutto dipende dalla serata. Parlo con le persone, capisco gli umori, il pubblico. A volte c’è soltanto voglia di divertirsi, altre volte la serata prende una piega differente. Molto dipende anche dall’attualità. I racconti cambiano, quindi anche gli spettacoli. Rispetto a quando ho cominciato, lo spettacolo si è profondamente modificato».
Nel libro che porta con sé, ci sono anche scritti di importanti romanzieri. Quanto il teatro può aiutare ad avvicinare i più giovani alla letteratura?
«È fondamentale. Parlo di Marquez, Baricco, Benni, Calvino…se anche uno solo dei ragazzi che viene a vedermi, attirato dall’attore, esce dal teatro e decide di comprare un libro di uno di questi autori, avrò assolto il mio compito. Bisogna rendere un certo tipo di letteratura accessibile, trovare un modo per interessare i più giovani, per far sviluppare la curiosità. Io cito autori importanti in maniera divertente».
Com’è stata la ripresa dopo il periodo di chiusure legate al Covid?
«I teatri, insieme ai cinema, sono stati tra i più colpiti. La ripresa è stata complicata, ma sentivo nell’aria che c’era tanta voglia di teatro. Seppur con capienza ridotta, volevo assolutamente riprendere. Finora ho fatto tutti sold out e spero che anche al D’Annunzio sarà così. Pescara mi ha sempre accolto in modo particolare, la risposta di tre anni fa è stata incredibile. Sono sempre molto felice di tornare a Pescara, in un teatro a cui sono molto legato, dove ho vinto due volte il Premio Flaiano».
Quali sono stati gli incontri artistici più importanti per la sua carriera?
«Ho avuto la fortuna di lavorare con alcuni miei idoli: Ettore Scola, Gigi Proietti, Nino Manfredi. Ho avuto un ruolo in “Gente di Roma” di Scola: conoscerlo e poterlo frequentare è stato davvero un regalo della vita. Manfredi e Proietti sono state le mie fonti di ispirazione più grandi».