Pescarese re di Masterchef in Israele

3 Settembre 2015

Massimiliano Di Matteo vince il talent show televisivo: «I miei modelli? Mia nonna e Niko Romito»

PESCARA. Il segreto? «Gli ho fatto vedere e assaggiare la cucina italiana che non conoscono, quella di mia madre, di mia nonna. Quella delle tradizioni delle nostre parti».

Massimiliano Di Matteo, 40 anni, abruzzese di Pescara, sposato da 13 anni con un'israeliana e da 18 mesi in Israele, ha vinto la finale della quinta edizione Masterchef sbaragliando le ultime due concorrenti rimaste in gara.

«Da ieri sera (martedì sera per chi legge ndr) è un delirio», racconta lo chef abruzzese. «Per strada mi fermano, vogliono fare i selfie con me. Non me l'aspettavo proprio». Così come non si aspettava che l'avrebbero chiamato quando ha deciso di «iscriversi al programma». Però poi ammette che in un certo senso essere italiano è stato un vantaggio: «in Israele siamo amati tantissimo e la cucina italiana ancora di più. Trionfa ovunque».

Di Matteo rivendica la genuinità della sua cucina: «Mia madre è cresciuta a Roseto degli Abruzzi in una famiglia di contadini e, a 15 anni, preparava il pane per tutti. Io sono venuto su in questo ambiente e lì ho imparato. Loro mi hanno insegnato».

Per vincere, però, ha cucinato anche piatti tratti da due grandi chef italiani: Davide Scabin e Niko Romito, piemontese il primo e abruzzese il secondo. «Li ammiro entrambi, anche se», dice, «non li conosco di persona».

Quello ispirato a Scabin è stato un filetto impanato cucinato a bassa temperatura. Quello invece modellato su Romito lo ha presentato, martedì sera, durante la finale: “Assoluto di cipolle con bottoni di formaggio e zafferano”. E nel corso della gara ha fatto assaggiare una serie di piatti tratti dalla tradizione di casa sua: «Quello che ha avuto maggiore riscontro fino alla finale è stata una salsiccia di fegato, bucce di arancia e peperoncino. Un successo».

Nel futuro, confida, «c'è l'idea di un ristorantino. Anche se non voglio per ora abbandonare la tv: mi ci trovo bene e ho un buon feeeling con la gente. Non parlo ebraico bene ma mi faccio capire lo stesso».

Martedì sera a vederlo incoronare c'era anche la madre,Maria, arrivata dall'Italia. «Io in Israele mi sento a casa. Ho un sacco di amici», racconta. «Qui sembra di stare come nel fermento dell'Italia degli anni '80: c'è voglia di fare, di cambiare, di innovare ed è una grande sensazione».

Massimiliano Di Matteo vive a Modin, non lontano da Tel Aviv: «Ma, certo, mi piacerebbe trasferirmi lì. Ma qui i miei tre figli vivono bene». Dice che non ama parlare di politica e di religione e che «la situazione tra israeliani e palestinesi si risolverebbe se non ci fossero dall'esterno a soffiare sul fuoco. Se la devono vedere da loro e farebbero meglio».

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