Peter Fonda, se n’è andato il cavaliere libero e selvaggio

18 Agosto 2019

È morto a 79 anni l’attore che resterà per sempre il motociclista di «Easy Rider» Dal rapporto difficile con il padre Henry star di Hollywood alla cultura hippie 

Rimarrà per tutti l'ingenuo e stranito motociclista di «Easy Rider», il figlio di Henry Fonda, l'irregolare che impose a Hollywood la sua visione della vita e del mestiere d'attore: un ribelle senza pace e un eterno ragazzo che voleva vivere a modo suo. Ma Peter Fonda (nato a New York il 23 febbraio del 1940 e scomparso, l’altro ieri, a Los Angeles dopo una dolorosa e inutile battaglia contro un tumore al polmone) era soprattutto un uomo che, nel corso della sua vita, aveva fatto pace con i suoi fantasmi e il peso di una dinastia d'attori dominata da un autentico monumento come il padre e turbata dal confronto con la sorella, la vulcanica Jane Fonda. Intorno a lui, negli ultimi anni, la terza moglie Margaret, i figli Justin e Bridget, erede della tradizione artistica di famiglia.
Pochi sanno che, sia il padre Henry che la madre Frances Seymour Brokaw, avevano origini italiane: un avo dei Fonda era genovese e, emigrato in Olanda, aveva dato origine a una stirpe che avrebbe fatto parte dei primi coloni di New York; un antenato della madre era il nobile vicentino Giovanni Gualdo. Così, forse non proprio per caso, il giovane Peter all'Italia sarebbe stato legato tutta la vita per la passione dell'arte, per il gusto del bello, per un'idea dell'esistenza lontanissima dallo spirito americano. Ma, anche questo un paradosso, sullo schermo avrebbe invece incarnato l'anima della Nuova frontiera, quella vorace passione per il nuovo che caratterizzava i «nuovi pionieri» degli anni '60.
Segnato da due eventi tragici dell'infanzia (il suicidio della madre, da tempo ricoverata in un istituto per malattie mentali e un colpo di pistola che gli trapassava lo stomaco all'età di 11 anni, a seguito di un banale incidente in casa), Peter segue fin da ragazzo le orme paterne e studia recitazione a Omaha, nel Nebraska, dove il grande Henry aveva debuttato alla Playhouse molti anni prima. Tornato a New York continua a frequentare i teatri a Broadway e debutta da professionista all'inizio degli anni '60. Ad attrarlo sono però il cinema e la vita libera della West Coast: parte per Los Angeles e ottiene il primo contratto nel 1963; nello stesso anno Robert Rossen gli affida un ruolo di primo piano (quello di un ebreo, proprio come il regista) il «Lilith - la dea dell'amore». Ma Peter è molto più affascinato dal mondo hippie e dalla controcultura di Berkeley piuttosto che dalle ferree leggi degli Studios. Così i suoi compagni prediletti sono le band rock del momento (I Beatles saranno suoi ospiti in un leggendario party a base di Lsd), la factory di Roger Corman dove incontra Dennis Hopper e Jack Nicholson.
Capelli lunghi, modi alternativi, passione per la musica lo tengono lontano da contratti cinematografici ed è Roger Corman a offrirgli un ruolo importante: ne «I selvaggi» del 1966 con Nancy Sinatra e Bruce Dern. È il prologo per la sua svolta professionale: con un po’ di soldi messi da parte e il supporto di Dennis Hopper si lancia nell'avventura produttiva. Nel 1967 dà il primo giro di manovella sul set di «Easy Rider» diretto da Hopper, ma il film arriverà sugli schermi solo due anni dopo, attraverso mille traversie in sala di montaggio. Oggi si può dire che quel film rimarrà per sempre nel destino di Peter che muove a 50 anni esatti dal suo inatteso e travolgente successo. Perché «Easy Rider» non è solo il manifesto di una generazione, bensì il film-simbolo di quella «Nuova Hollywood» che si riconosceva proprio nei due dioscuri Fonda e Hopper, rimasti legati poi per tutta la vita. Ma non è un caso che la successiva avventura della coppia si intitoli «Fuga da Hollywood» (1971). Peter Fonda ci mise un po’ di soldi e si ritagliò un piccolo ruolo lasciando la regia all'amico, a modo suo stava lasciando la sua giovinezza e la sua seconda regia, «Il ritorno di Harry Collings» dello stesso anno, costituisce la sua personale rilettura del mondo del West, lo stesso che, a cavallo di un'Harley Davidson, percorreva sulle strade di «Easy Rider». Tra le numerose apparizioni anche quella in Italia per la versione tv de «Gli indifferenti» firmata da Mauro Bolognini nel 1988 e il tv movie «Sound» di Biagio Proietti. Peter Fonda resta un'icona dell'America che si ribellava contro il sistema e non sapeva che, così facendo, ricalcava proprio le orme dei Padri Fondatori. Forse per questo, quando ne se rese conto, anche Peter riuscì a riconciliarsi con l'eredità paterna e a vivere meglio, ritrovando equilibrio e passione per il suo mestiere.
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