Piero il pasticcere e Sandro l’artista «Uniti oltre le diversità»

24 Aprile 2016

Sono due ma fanno per quattro. Amici dall'infanzia, dalle giornate al mare, e poi uniti da mille battaglie in difesa di Teramo e del suo retaggio culturale

TERAMO. Sono due ma fanno per quattro. Amici dall'infanzia, dalle giornate al mare, e poi uniti da mille battaglie in difesa di Teramo e del suo retaggio culturale. Piero Chiarini e Sandro Melarangelo sono un binomio indissolubile, nomini uno e pensi automaticamente all'altro, come Starsky e Hutch. E anche loro, Sandro e Piero, diversi ma uguali nell'idem sentire, sono un po' agenti speciali al servizio della legalità e della giustizia, come racconta il loro lungo impegno civile e culturale, in primis con la trentennale associazione Teramo Nostra e, da vent'anni, con il premio Gianni Di Venanzo.

Artista e didatta, Sandro Melarangelo, figlio del grande pittore teramano Govanni Melarangelo, ha respirato da bimbo arte e trementina nell'atelier paterno. Piero Chiarini, pasticcere sopraffino, si è formato nel laboratorio del caffè Fumo, e a 16 anni era già terzo pasticcere nelle gerarchie dello storico locale.

Pittore da sempre, Sandro Melarangelo (Teramo, 15 luglio 1941), artista militante, è un figurativo, autore di quadri di impegno sociale e civile che rispecchiano il suo incrollabile credo comunista. Il primo dipinto lo espose nel 1957, nella pinacoteca civica. Poi trascorse sette anni a Roma, per frequentare il corso libero di nudo dell'Accademia di Belle Arti. Tornato in Abruzzo, Sandro iniziò a fare mostre e a insegnare discipline pittoriche nei licei artistici, Pescara e poi Teramo, dal 1968 al 2001. «Sono stato costretto a fare l'insegnante, per guadagnare», spiega, anche perché nel frattempo si era sposato con Anna Pepe, un'unione felice da cui sono nati Alberto e Marino.

Piero Chiarini (Teramo, 4 agosto 1946) ha iniziato a lavorare presto. Cinque anni in collegio ad Arezzo, fino al completamento delle scuole medie, poi il ritorno a Teramo nel 1960. Due anni dopo il capo pasticcere di Fumo, Cesare Leotta, lo mise a lavorare da solo per capire se il ragazzo aveva stoffa. «A 16 anni guadagnavo 60mila lire al mese, più di mio padre, che prendeva lo stipendio da portalettere di 42mila lire». In un laboratorio di 12 persone, con Leotta e il secondo pasticcere Raffaele Ricciardi, che veniva dal Quisisana di Capri, Piero imparò tutto, tanto da aprire a vent'anni la sua attività. Dopo vari locali in città, la pasticceria gelateria enoteca Piero è accasata dal 1976 in viale Crucioli.

È lì che avviene la chiacchierata con Piero e Sandro, il pasticcere e il pittore, col controcanto ironico delle battute di Teresa Lucenti, moglie di Piero e madre di Azzurra e Quinto: «Sono due vulcani, in piena attività». La moglie di Sandro invece non c'è più da cinque anni, ma torna continuamente nei suoi discorsi. «Io e Sandro ci conosciamo da sempre, eravamo ragazzi, andavamo al mare insieme a Giulianova» spiega Piero Chiarini «Tutti i dipendenti delle Poste avevano un casotto, tra gli stabilimenti Caprice e Venere. Ci appoggiavamo lì». «Inoltre abbiamo una comune origine forcellese. Siamo parenti alla lontana, con il bisnonno Foschi in comune, direttore della banda di Forcella», aggiunge Sandro Melarangelo. «Abitavamo vicino, eravamo quasi una famiglia, anche con i Valiante, altri vicini di casa. Giuseppe Valiante, papà di Fanny (colonna del Coro Verdi, ndr), ci portava tutti al mare con la macchina. Era stato emigrante in Belgio, ed era uno dei pochi ad avere l'automobile».

L'amicizia viene cementata però in età adulta, quando Piero e Sandro iniziano a fare attività culturale insieme. «Ci siamo frequentati di più quando nacque Teramo Nostra, nel 1987», racconta Chiarini. «Era agosto, stavamo seduti sulla scalinata del Duomo con Vincenzo Cimini, Pasquale Di Paolo, Alfredo De Vincentiis e Alfonso Sardella». «Ci dicemmo: a Teramo d'estate ngi shta nisciune», aggiunge Melarangelo. «Pochi mesi dopo, a dicembre, era il 19, festa di San Berardo, patrono di Teramo, nella sede della Fratellanza artigiana costituimmo ufficialmente l'associazione Teramo Nostra ed eleggemmo primo presidente il giornalista Fernando Aurini».

Con Teramo Nostra i due amici hanno affrontato tante battaglie e promosso mille iniziative. La battaglia più importante e non ancora conclusa, quella per il recupero del teatro romano, vide un'azione eclatante nel gennaio 2011, quando entrambi si stesero a terra davanti al camion che stava caricando le pietre del monumento augusteo, tra cui un bassorilievo con un fallo alato. «È grazie a noi che le pietre dei fornici sono rimaste sul posto e quel reperto ora è nel museo archeologico Savini anziché chissà dove», rivendica Sandro, mentre Piero chiosa sornione: «Qualcuno disse che avrebbe preferito "sfracchiarci"».

Sempre insieme, senza contrasti, pronti a riconoscersi meriti senza riuscire a trovare difetti. «La dote principale di Piero è la capacità di coinvolgimento, la passione nello sposare le cause. Un difetto non lo trovo. I binomi funzionano se c'è sintonia. Io sono comunista, ma questo non ci divide». «Io sono più ambientalista. Ma riconosco che senza il comunismo oggi non ci sarebbero i diritti. Il pregio di Sandro? È un grande artista e un grande umanista. Se proprio devo trovargli un difetto, a volte si appassiona troppo e si arrabbia più di me, ma la sua ira si spiega con chi deve contrastare. Inoltre un suo grande merito è aver avuto l'idea del premio internazionale nel nome del maestro teramano Gianni Di Venanzo, autore della fotografia per Fellini e Antonioni. Fino allora a Teramo nessuno sapeva chi fosse».

I due giurano di non aver mai litigato. «Dove non ci sono soldi è difficile litigare», sorride Melarangelo «Anche perché i soldi li anticipa sempre Piero». «Le idee sono più importanti dei soldi» precisa l'amico. «Sul Premio Di Venanzo abbiamo avuto qualche dissenso, superato però grazie all'equilibrio e bonomia di Piero». «Io ho la funzione di stemperare la sua irruenza», osserva Piero ridendo sotto i baffi.

Nemmeno il rapporto con la fede sembra dividerli: Melarangelo si professa ateo miscredente, Chiarini credente. «Piero organizza con Teramo Nostra le feste di San Berardo, Sant'Antonio Abate, Madonna delle Grazie, e io sono sempre stato d'accordo sulla presenza dell'associazione». «Sono feste importanti, che fanno parte della vita cittadina e della tradizione», aggiunge Chiarini.

Una delusione patita insieme? «Teramo Nostra s'impegnò per il conferimento della medaglia d'oro alla Provincia di Teramo per la lotta partigiana, ma alla cerimonia di consegna da parte del presidente Ciampi non fummo invitati. Eppure le ricerche e la relazione furono opera dell'associazione».

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