Pietro Cascella inedito: il percorso da pittore a celebratissimo scultore

19 Dicembre 2022

Al Casino dei Principi di Villa Torlonia esposti oltre cento capolavori Fino al 19 marzo, il geniale percorso giovanile dell’artista abruzzese 

Aveva lasciato la sua Pescara ad appena 17 anni per abbeverarsi alla fonte dell’arte a Roma. E Roma, in occasione dei cento anni dalla nascita avvenuta il 2 febbraio 1921, ora celebra gli esordi di Pietro Cascella, celebre pittore, scultore e ceramista abruzzese, con oltre cento opere del primo periodo, esposte nella bella Villa Torlonia. La mostra, intitolata Pietro Cascella Inedito, è allestita fino al 19 marzo dal Comitato Nazionale per le celebrazioni nel Casino dei Principi: dipinti, bozzetti, disegni, sculture, sabbie, raccolti per l'occasione dal figlio Tommaso, anch'egli pittore, e curata da Claudia Terenzi, Lorenzo Fiorucci e Francesca Triozzi. In mostra la produzione di due decenni, dal 1938 al 1961, tra cui anche molti inediti provenienti per lo più dal museo intitolato a Cascella nella sua Pescara. Artista precocissimo, discendente da una dinastia di artisti fondata dal nonno Basilio e proseguita con il padre Tommaso, gli zii Michele e Gioacchino, il fratello maggiore Andrea, Pietro aveva imparato il mestiere proprio nella bottega di famiglia, e questa sapienza fu un capitale di straordinario valore che portò con sé nella capitale, all’Accademia di Belle Arti. Inizialmente orientato verso la pittura e il disegno, intorno agli anni Cinquanta Cascella iniziò a interessarsi alla scultura e al linguaggio del surrealismo, che interpretò in opere di grandi volumi, diventando uno dei più importanti scultori del Novecento.
«La scultura non è altro che la memoria. Un sogno di pietra, una trasposizione delle emozioni», disse, raccontando il suo sguardo sulla realtà. Maestro nel modellare la materia, fosse pietra, ceramica, cemento o metalli vari, negli anni Quaranta, ancora prevalentemente pittore, il maestro pescarese si era avvicinato all’astrattismo e all’uso del colore, ottenendo subito riconoscimenti e la partecipazione alla IV Quadriennale romana nel 1943 e alla Biennale di Venezia nel 1948. Nei primi disegni di soggetto rurale sono evidenti il legame e l’amore per l’Abruzzo, sua terra d'origine. Nelle tele, invece, sperimenta linguaggi diversi, dall'espressionismo della Crocifissione del 1942 al post cubismo di Donna d'Abruzzo del 1948.
Dal 1949, sempre a Roma, cominciò a lavorare la ceramica, a modellare la terracotta, il peperino dei Castelli Romani, il travertino di Tivoli, il cotto e il travertino di Borromini per le prime sculture. Con il fratello Andrea, la moglie Anna Maria Cesarini Sforza e Fabio Rieti, nella fornace di Valle dell'Inferno, a poca distanza dal Vaticano dà vita a bizzarre, allegre e colorate opere ceramiche, feticci e mazzamurilli di eredità abruzzese.
«Nel dopoguerra», ha ricordato il figlio Tommaso, «l'arte era fatta con quel che c'era. Ed era “Arte povera” nel senso letterale del termine. Questa povertà produceva una ricchezza che oggi ci commuove, perché rimanda alla poesia dei nostri avi etruschi, romanici e di tanta storia dell'arte fondamentale». A quell'esperienza si aggiunsero i progetti per i mosaici e, sul finire del decennio, la lavorazione dei metalli, ferro, alluminio e bronzo, prima di arrivare finalmente alla pietra e al cemento. In quegli anni vinse, con il fratello e l'architetto Julio Garcia Lafuente, il concorso per il Monumento di Auschwitz, completato nel 1967 dopo dieci anni di lavori, di cui disse che solo il silenzio poteva fare da contraltare alle urla terribili di quella tragedia.
Negli anni Cinquanta e all'inizio del decennio successivo l'artista affrontò una serie di opere, le “sabbie”, espressione del clima informale diffuso in quel periodo, assemblando su grandi tele polveri di mattone o di marmo tra le quali affiorano motivi antropomorfici. Cascella non era scultore di getto che si poneva direttamente davanti alla pietra per darle forma. Il suo era un lavoro certosino che partiva dal modellino in creta e poi in gesso, con una cura approfondita, prima di arrivare al gesto finale.
La mostra racconta il percorso artistico e la metamorfosi del futuro scultore attraverso i dipinti, i bozzetti in gesso e in bronzo, le fantasiose ceramiche di Valle Inferno, i disegni che tracciò da giovanissimo e che per tutta la vita, con infallibile talento, continuò a tratteggiare su ogni foglio di carta ebbe a disposizione. L’arte di un genio generoso e irrequieto, sempre in viaggio verso nuove mete da raggiungere, sempre sospinto dalla caparbietà e dalla infinita dedizione. «A me piace la gente», aveva detto l'artista. «Mi piace partecipare alla vita degli altri. La piazza tende a rendere tutti uguali».
Il suo chiodo fisso era comprarsi un castello. Un sogno che realizzò nel 1977 in Lunigiana, andando a vivere e a lavorare nel Castello medievale della Verrucola a Fivizzano, in provincia di Massa Carrara. Pietro Cascella morì il 18 maggio 2008 a Pietrasanta, dove aveva continuato a dare corso ai suoi progetti con la collaborazione di artigiani locali.