Pitocco, il virtuoso del bandoneòn che ama Bach e il tango di Piazzolla

Il musicista di Villa Raspa di Spoltore ha suonato con le orchestre sinfoniche e i grandi della canzone «Milva è un’interprete da brivido. Un onore esibirmi con Kremer tra i massimi violinisti al mondo»
di Jolanda Ferrara
«Milva? La più brava cantante con cui abbia mai suonato, cantava da brivido. Ogni volta ha creato un muro tra lei e gli altri. Per lei sempre tappeto rosso, ma ha potuto permetterselo. Bacalov? Un tipo laconico, non capisci mai se una cosa può piacergli o no. "Kremer? Tra i massimi violinisti al mondo, un onore suonare con lui .Astor Piazzolla? Con la sua terza moglie, Laura Escalada, siamo legati da grande amicizia e stima professionale. Dirigerò l'opera tango Maria de Buenos Aires scritta da Piazzolla, con le sue coreografie».
Flash da trent'anni di palcoscenico, quaranta di studio quotidiano e infaticabile tra stringhe e bottoni. La passione per la fisarmonica accompagna dalla tenera infanzia, Massimiliano Pitocco, concertista nei maggiori teatri del mondo, titolare della cattedra di bayan (fisarmonica a bottoni) al conservatorio Santa Cecilia di Roma,"primo in Italia a istituire un master di secondo livello sulla musica contemporanea" tiene a precisare. Oggi Pitocco è considerato tra i più importanti esecutori e filologi per il repertorio bachiano con il bayan. E' stato il primo a suonare il tango di Piazzolla con il bandoneòn, negli anni Novanta. Milva, Bacalov, Morricone, Bussotti, Kremer, Piovani, Capossela, sono solo alcuni dei nomi importanti con cui ha duettato e collaborato. Un curriculum straordinariamente brillante per un purosangue di periferia, nato a Villa Raspa di Spoltore e cresciuto a Pescara, «in via Aterno, l'unica parte della città che non è cambiata nel tempo». Ogni giorno ore e ore, mesi di prove «per perfezionare un solo brano». Classica, contemporanea, tango. Concerti in Italia e all'estero. E l'esclusiva cattedra a Roma e Rieti (sede staccata del Santa Cecilia) con i suoi «straordinari e amati» allievi tra cui gli emergenti, Dario Flammini e Angelo Miele, abruzzesi.
Il 2 giugno Pitocco è atteso dall'orchestra sinfonica di Cordoba, in Argentina. Paese dove l'anno scorso ha suonato nel lungo tour promosso dall'Istituto italiano di cultura. E dove a fine anno è prevista una nuova esecuzione, da lui stesso diretta, della "Maria de Buenos Aires".
Pitocco, una passione cominciata presto per lo strumento, la fisarmonica, che più di altri è voce dell'anima.
Ho iniziato a 7 anni seguendo l'esempio di mio padre, che suonava folclore. Lui lasciò per via della guerra, io andavo a lezione dal maestro Di Zio. Poi la fisarmonica è diventata uno strumento classico e subito, a 14 anni, ho deciso di diventare professionista, tra i primi in Italia. Studiavo organo e composizione al conservatorio di Pescara e contemporaneamente la fisarmonica a Parigi. Lo studio è ripetizione. E non ha mai fine. Anche se un brano va bene, va ripetuto tante volte prima di suonarlo in pubblico. Io lo ripeto di seguito almeno dieci volte.
Un lavoro faticoso?
Un lavoro duro, che amo molto. Ho sacrificato talmente la mia vita che non lo rifarei. Cinquant'anni buttati, un terzo del tempo per dormire e un terzo per studiare, col resto ci fai poco. Il fatto è che più studi, meglio è. Una grande fregatura, lo strumento.
La sua passione più grande è Bach, è così?
Sono un ex organista e fin dalla giovane età ho sentito il repertorio bachiano perfettamente congeniale. Vado per periodi, attualmente sto preparando concerti importanti per l'Argentina, e quest'estate suonerò la fisarmonica nei Solisti Aquilani. Intanto a maggio sarò a Reims, in Francia, in duo con il cornista abruzzese Carlo Torlontano per un concerto a dir poco originale: due strumenti della tradizione popolare che suonano musica contemporanea: quella è cultura musicale.
Intende dire che non è sempre quello il criterio seguito nell'organizzazione dei concerti?
Mi piacerebbe che enti e associazioni musicali tornassero alla qualità della proposta, abbandonando la logica dello scambio e giri di conoscenze. Cartelloni e programmazioni spesso mancano di qualità e di progetti nuovi, importanti per riavvicinare il pubblico, stanco di ascoltare solo Schubert e Beethoven. C'è bisogno di nuovi stimoli, progetti, ricerca, qualità. All'estero si ha più considerazione per il musicista. L'anno scorso in Macedonia mi sono ritrovato in cartellone tra violinisti di caratura mondiale. Preferirei di gran lunga fare il mio mestiere all'estero, economicamente un solo concerto ne vale cinque fatti in Italia. Anche l'accoglienza è più gratificante: trovi la frutta in camerino, si rispetta l'orario fissato per il concerto, si va a cena dopo e trovi gente interessata a conoscerti. Qui capita che organizzatori e direttori artistici spariscano prima dell'ultimo brano. Una tristezza. Ci sarebbe bisogno di qualche fischio in più, oltre alla recensione il giorno dopo. Se c'è la critica negativa le sovvenzioni non arrivano e si sta più attenti.
A partire dalla scomparsa di Astor Piazzolla, con il suo bandoneòn ha dominato sulla scena del tango argentino, suonando anche con Milva. Di come il re del tango moderno viene proposto, cosa pensa?
Non tralascerei l'Enrico IV di Pirandello con Sebastiano Lomonaco, regia di Patroni Griffi, per 264 repliche a teatro nel 2002: suonavo Piazzolla ed è stata un'esperienza irripetibile, oggi impensabile. Piazzolla è troppo inflazionato, viene suonato con tutti gli altri strumenti e funziona sempre perché il pubblico non è all'altezza di distinguere. Con il suo nome si riempiono cartelloni che di prestigioso non hanno nulla. Piazzolla va ascoltato col bandoneòn, che è l'anima del tango. In venticinque anni non ho mai invertito tra fisarmonica e bandoneòn come invece fanno i miei colleghi. Lo fa anche Richard Galliano, perché suonare il tango con la fisa è più facile.
Ballare il tango di Piazzolla è impresa ardua, eppure recentemente con il suo bandoneòn ha accompagnato l'assolo di un decano dei maestri di tango in Italia, Oscar Chiappolini Benavidez, in coppia con Laura Francia.
Piazzolla ha rivoluzionato il tango rendendolo impossibile da ballare. In effetti non amo suonarlo con i ballerini, ma il "Concertango" i deato con il maestro Roberto Pomili è stata un'emozione straordinaria nella sua complessità. Un progetto che mi ha dato l'occasione di rinsaldare la collaborazione con Massimiliano Caporale, pianista per me di riferimento, un musicista completo.
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