PixScompositions, l’arte con il telefonino

16 Giugno 2018

Da oggi a Spoltore Mario Bi espone le sue stampe di sapore pop frutto dell’elaborazione delle immagini digitali

PESCARA. Distruggete le macchine. Anzi no, fatene strumento di ricerca estetica, bellezza. Una possibilità di salvezza dal digitale è quella suggerita con garbo e vitale leggerezza, dallo sguardo - decisamente originale - di Mario Bi, al secolo Mario Barone, teatino di nascita ma «pescarese per il piacere di esserlo», protagonista con la sua collezione di lavori mai prima esibiti in una mostra, “PixScompositions”. La vernice della mostra è in programma questa sera da Spazio Di Paolo, a Spoltore, ma dal 22 giugno al 14 luglio l’esposizione sarà visitabile a Nero - La factory in via Caboto 65 a Pescara. Il titolo, “PixScompositions”, gioca con le parole pix (pixel) e (s)composition (scomposizione/composizione).
Dalla scomposizione dell’immagine inquadrata col cellulare, attraverso una raffinata e lunga rielaborazione, l’artista digitale ricava stampe. Opere dai colori fluo, elettrici, squillant, quadri dal sapore pop. Come quelli qui riportati in pagina, Anatomy of uncertainty, The Miranda’s strange day, Vivianne. Titoli briosi, allusivi di una gaiezza del vivere e di un fare artistico squisitamente puro ed istintivo. Come un moderno Super Mario B(ros.), scrive il critico d’arte Silvia Moretta, l’artista fotografo si muove in un’altra dimensione, al di là del video (ovvero lo schermo dello smartphone, primo filtro e primo strumento), al di là della tradizionale fotografia, in un mondo altro da lui stesso creato e manipolato. Oltre la realtà stessa, di cui resta l’estrema traccia nella sintesi di un pixel. Tutto il progetto, continua il critico, è animato dal personale modo con cui Mario Bi guarda la realtà che lo circonda e che attrae la sua attenzione. Che siano dettagli, attimi del quotidiano, o vita urbana, egli li cattura con il suo smartphone e li sottopone a scomposizione attraverso gli strumenti di elaborazione dell’immagine contenuti nel dispositivo stesso, secondo un procedimento che potrebbe tecnicamente rientrare nel filone della Mobile Art, esaltando però l’uso dei pixel contenuti nella fotografia.
«E’ un modo un po' anarchico di vivere il rapporto con l’immagine e con il mezzo tecnologico», commenta Mario Bi. «In un mondo dominato dalle nuove tecnologie digitali, ho voluto aggirarne la tirannia con l’arma della creatività. Partendo da un pieno, una foto, anziché un vuoto, il foglio bianco, come tradizionalmente è. Un’operazione esattamente inversa rispetto alle conquiste della recente tecnologia video, in cui la definizione è sempre più esasperata».
«L’originalità di questo procedimento di elaborazione dell’immagine ha destato non poca curiosità, ma ho scelto Pescara per l' esordo. Adoro il posto dove vivo», aggiunge Mario Bi, appassionato di arte contemporanea, nato a Chieti, classe 1954, “photoshooter lifetraveler” come ama profilarsi su facebook. «A Pescara la città e la spiaggia sono un tutt’uno, una cosa non comune. Peccato che il mare sia praticabile solo per le passeggiate lungo la riva».
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